Eldorado di ghiaccio

Eldorado di ghiaccio

di Giorgio Fornoni --------------------------------------- A più di 5000 metri d'altezza, anche camminare curvi dentro una galleria, scavata nella roccia delle Ande, è un esercizio che toglie il respiro. Siamo nel cuore della miniera più ricca, iso¬lata e straordinaria del Perù. Il minerale che manda bagliori gialli dalle pareti ha segnato e continua a segnare il destino e la storia di questo paese. Raul Entruga, ingegnere minerario all’interno di una galleria ci mostra e spiega: "In questo strato affiorante potete vedere già particelle d'oro, inglobate nei cristalli di roccia. Ma ora andiamo ancora più a¬vanti, nella parte più ricca della miniera". "Quando incontriamo il filone d'oro, in forma di pepite come quelle che vedete qui, lo seguiamo scavando la galleria e la¬sciandolo in vista sulla volta. Quando l'area è sgombra, possiamo procedere all'estrazione vera e propria. Facciamo saltare la roc¬cia e scaviamo a fondo il filone d'oro. Gli Incas, gli antichi dominatori delle altezze, raccoglievano l'oro nei fiumi per farne le immagini dei loro dei. E fu ancora l'oro che scatenò la brama dei Conquistadores spagnoli e che af¬fogò nel sangue le antiche civiltà del Sudamerica. Da cinque secoli, l'oro è la fortuna e la maledizione del Perù. Questa miniera affonda le proprie gallerie nel batolito di Coaza, lo stesso filone che dal Cerro di Potosì, in Bolivia, l'Eldorado di oro e argento sfruttato per secoli dagli Spagnoli, attraversa tutta la Cordigliera andina, fino al Perù. Un minatore mentre ciancia le foglie di coca: "Qui attorno alla miniera viviamo in 30mila persone. Per dare un futuro migliore ai nostri figli, per tirare avanti. E il governo, quello ladro e corrotto di Fujimori ci ha abbandonato, ci ha tra¬dito. Non ha fatto niente per noi, la nostra vita è fatta di fa¬tica, di cattiva alimentazione, di disagi terribili. Questo dove¬te scrivere voi giornalisti, questo vogliamo denunciare. Possiamo solo ringraziare i concessionari di questa miniera. Perchè loro ci danno comunque la possibilità di tirare avanti con questo la-voro, per quanto sia appena sufficiente a farci sopravvivere". La Rinconada è la bidonville più alta del mondo. Le baracche di lamiera sono arrivate al limite estremo del ghiacciaio che si stende ai piedi del Cerro San Francisco e dei suoi merletti ghiacciati, stagliati nel blu dei 6000 metri, che dominano l'al¬topiano del Titicaca, al confine tra Perù e Bolivia. Tutto è co¬minciato cinque anni fa, quando si è sparsa la voce che sotto il ghiacciaio della Ananea, a 5000 metri d'altezza, la roccia era letteralmente lastricata d'oro. Da allora, la zona è stata invasa da un esercito di minatori, di avventurieri e in¬tere famiglie in cerca di fortuna. La miniera è proprietà della famiglia Caceres, una delle più ricche e influenti della capitale del Perù. Ma lo sfruttamento industriale è difficile e il lavoro vero è affidato a un centinaio di concessionari che ingaggiano squadre di minatori a prezzo stracciato. Ogni giorno, verso i cu¬nicoli della montagna al di là del ghiacciaio, salgono almeno 3000 operai... Non c'è legge alla Rinconada, non ci sono sindacati. Il pagamento avviene solo alla fine di una intera settimana di lavoro, conce¬dendo ai minatori e alle loro famiglie di raccattare liberamente, per qualche ora, le briciole d'oro che affiorano dai detriti del¬la miniera. E' l'antica pratica del cachorreo, la regola e la ma¬ledizione della Rinconada. Perchè tiene inesorabilmente legati a questo inferno di desolazione e di ghiaccio un esercito di dispe¬rati. Anche in pieno inverno, quando il freddo e le valanghe al-lungano l'elenco delle vittime dell'Eldorado bianco. Parlo con un minatore appena fuori la galleria: "Questo cos'è? E' carburo Carica, carica, fai vedere come fai Puoi accendere, poi? Sì si', un momento, ora accendo" Le lampade, i caschi, i picconi, le carriole, l'esplosivo, tutta la scarsa attrezzatura necessaria al lavoro nella miniera, è for¬nita dai concessionari, che così esercitano anche una sorta di ricatto sugli operai. Quelli chiamati al turno settimanale sono in teoria i più fortunati, gli unici che alla fine avranno poi diritto al cachorreo. Ma la quota e le condizioni stesse di lavo¬ro logorano presto anche il fisico più robusto. Un altro giovane minatore: "Quanto è lunga la galleria? Molto lunga Quanto? Quasi 300 metri E cosa cercate? Oro Ne trovi? Sì certo, ce n'è tanto. Tu vieni qui sempre? Sì anche la domenica. Da dove vieni? Dal villaggio di Miani Dove si trova? Lontano? Giù in basso, verso Putina, sopra Puno Quanti anni hai? 20. E' molto che lavori qui? Otto anni ormai” E' difficile avere dati precisi, ma la fama della Rinconada sem¬bra fondata. Dai cunicoli scavati nel ghiaccio e poi nella roccia della montagna, la società proprietaria e qualche decina di con¬trattisti estraggono in media dai 100 ai 200 chilogrammi d'oro al mese, 2 o 3 tonnellate d'oro l'anno. Isidro Cenzano Flores è contrattista a la Rinconada: "Ho letto in un rapporto recente che le miniere del Perù sono sfruttate soltanto al 5 per cento del loro potenziale. Nonostante questo, la ricchezza portata all'erario statale è pari al 20 per cento del totale. Questo a dimostrare che l'attività mineraria è ancora oggi una delle voci più importanti della nostra economia. Se il governo ci aiutasse di più, se si facessero per esempio nuove strade di accesso alle miniere, gli utili sarebbero enorme¬mente superiori. Di questo abbiamo bisogno, di strade, di leggi che aiutino l'attività di estrazione dalle miniere, di investi¬menti. Così il Perù tornerebbe ad essere un paese ricco. Come lo è stato in passato". Allungando il braccio dice poi: "In queste macine passa il minerale che viene estratto dalla mi¬niera. La roccia viene ridotta in polvere, lavata e il minerale viene quindi estratto come vedete, setacciando l'oro per caduta. Si tratta di un processo semiartigianale, non si può realmente definire industriale. L'oro più fino, quello che non è trattenuto dai setacci in forma di pepita, viene convogliato in quelle va¬sche di lavaggio che vedete laggiù e infine estratto dall'acqua amalgamato col mercurio. La separazione è l'ultimo stadio e av¬viene riscaldando e facendo evaporare il mercurio". Le donne rappresentano il secondo anello dello sfruttamento minerario della Rinconada. A colpi di martello, spaccano gli scarti sulla morena all'esterno della miniera, per raccogliere anche le più piccole particelle d'oro sfuggite ai minatori. E' la pratica del chichiqueo, alla quale si dedicano anche numerosi bambini...Recentemente è stata denunciata la presenza di bambini- operai anche nelle miniere. E' scoppiato un vero scandalo, che ha avuto eco anche all'estero e ha minacciato la chiusura forzata della miniera. In realtà sembra che la forza-lavoro degli adulti sia più che sufficiente per il lavoro dentro i cunicoli. I bambi¬ni seguono le loro madri sulla morena del ghiacciaio, i giovani minori di 18 anni dovrebbero partecipare solo alla cernita del minerale all'esterno. E comunque questo è un argomento-tabù, che suscita reazioni sdegnate e violente da parte degli stessi inte-ressati.. Una madre infatti: "Noi siamo qui a fare il nostro lavoro, l'unico che ci dà da vi¬vere. I nostri figli ci accompagnano e qualche volta ci aiutano anche. Ma dov'è lo sfruttamento? Non lavorano. Guardate voi stes¬si. I bambini e i minori sono qui con le loro mamme, come è giu¬sto che sia. Ma dentro le miniere entrano solo gli adulti. Siamo tutti adulti qui. Noi accompagniamo qui i nostri mariti, i nostri figli, ma quelli maggiorenni, non quelli più piccoli". Irreali gallerie di ghiaccio verde scavate orizzontalmente nella montagna sono la porta d'ingresso dell'ultimo Eldorado del Perù. Chi lavora qui dentro sfrutta la parte più ricca della mi¬niera. Può raccogliere col cachorreo 50 o 100 grammi d'oro al me¬se, un valore equivalente a 1 o 2 milioni di lire. Ma deve poi fare i conti con gli intermediari, con la mafia che regola gli acquisti, gli affitti e la vita della bidonville, con la crimina¬lità locale. E alla fine non resta che un pugno di soles... L'oro viene estratto anche dalla terra dilavata dal ghiacciaio, impastandola con micidiali dosi di mercurio altamente inquinante che finirà ancora più a valle, nelle acque dei fiumi... Nelle due comunità sorte ai margini del ghiacciaio, il Cerro Lu¬nar e La Rinconada, 30mila persone vivono in un caos di ba¬racche di legno e lamiera. Senz'acqua, senza corrente elettrica, in condizioni igieniche e sanitarie spaventose, avvelenate dal mercurio. E' solo il miraggio di un'improbabile, improvvisa ric¬chezza, che dà loro la forza per non vedere tutto quello squallo¬re e tirare avanti..... L'intera economia della bidonville ruota attorno alla realtà e all'illusione dell'oro. Una cinquantina di compratori autorizzati lo rastrella a una media di 60 chilogrammi al mese, dando in cambio ai minatori l'illusione di qualche man¬ciata di soles da spendere subito dopo per pagare i debiti, o da sperperare nei bordelli o negli spacci di birra ai piedi della montagna. Tre minatori sono appena scesi dalla montagna. Ed ecco la loro ricchezza, il risultato di una settimana di lavoro ai limiti del possibile, giorni e notti passati a lavare quintali di terra e detriti. E' una pallina di polvere gialla di qualche decina di grammi aggrumata dal mercurio, della quale la fiamma ossidrica sembra e¬saltare il magico potere di attrazione... Prima di essere pesato sulla bilancia dell'acopio, il negozio del compratore, l'oro va liberato anche delle ultime impurità. Va "refojeado", cioè passato alla fiamma che ne ridurrà ulteriormen¬te il peso... Si attende con ansia il responso dell'acopiador. Sta a lui fare il prezzo, in regime di totale monopolio... La lunga attesa è finita. Sono 26 grammi, l'equivalente di 731 soles, circa 200 dollari da dividere fra tre capifamiglia. Non è tantissimo, ma è anche una cifra di tutto rispetto in Perù, una quantità di contante che pochi di quanti vivono nelle campagne del paese più povero del Sudamerica hanno mai visto tutti insie¬me. Eppure si può star certi che questo fascio di banconote sva¬nirà dalle tasche dei tre minatori come neve al sole.. O come le stalattiti di ghiaccio che rivestono l'Eldorado bianco della Ananea..