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I 40 anni della rivoluzione Cubana

di Giorgio Fornoni (L’Apostolo di Maria – aprile 1999)

Arriviamo all’Avana, il 31 dicembre e subito assaporiamo l’atmosfera dei Caraibi, trascorrendo la sera dell’ultimo dell’anno al Tropicana, il cabaret più rinomato dell’isola dove prosperose ragazze al ritmo caraibico esibiscono rotonde bellezze. E’ appena passata la mezzanotte qui a Cuba, in Italia è già mattino. Le strade della capitale sono animate, gli hotels pullulano di stranieri: siamo al primo posto nella classifica del turismo locale. Noi rientriamo. L’indomani presto, le strade sono deserte, e noi stiamo percorrendo a bordo di uno sgangherato taxi, la superstrada che porta fuori città. Lungo il percorso vediamo murales che rappresentano il CHE e Fidel. Fidel Castro è il “lider maximo” e c’è chi pensa alla sua leggenda: è il capo del partito comunista. Le sue massime invadono le strade. Ha combattuto e ha vinto l’analfabetismo; molte malattie sono scomparse: c’è la povertà ma c’è anche l’uguaglianza. Fidel Castro ha ricevuto con tutti gli onori il Papa e come ha detto E. Biagi “...nella speranza che interceda col Cielo e, penso, con la Casa Bianca”. Ha convenuto che il Natale non rappresenta soltanto il passato ed ha deciso di riammetterlo nel calendario, come festività. Capitan Gregorio Continuiamo il nostro cammino ed andiamo a visitare la Cuba di Ernest Hemingway: “E’ il luogo che più amo al mondo dopo la mia patria” diceva. A pochi chilometri dall’Avana c’è la Finca Vigia, la casa che è diventata un museo. Era il suo rifugio: là c’erano i suoi amici. Ora non è rimasto che il marinaio Gregorio Fuentes che ha sulle spalle un secolo di “puttana vita” e vive nel vicino villaggio di Cojimar; fu per anni il compagno di pesca di Hemingway e lo ispirò per il libro intitolato “Il vecchio e il mare”. E’ ancora mattino presto quando l’abbiamo incontrato seduto su una sedia di vimini nella sua casetta vicino al mare. Ha 101 anni è segnato dal tempo, dal sole e dall’aria; ... i suoi occhi scuri luccicano vivissimi nel ricordo di una storia, ... di più storie passate, raccontate e vissute in quella terra ma soprattutto in quel mare che Hemingway rese famoso. Ora, oggi, qui, l’uomo parla sereno e dignitoso. Si accende un grosso sigaro avana che non gli toglie il respiro. In testa porta un berretto con scritto “Capitan Gregorio Fuentes”, quello è il suo nome, è il suo marchio e lì dentro stanno tutti i suoi ricordi. Parla a lungo il marinaio, poi esce di casa, guarda il cielo e scruta l’orizzonte ... lontano. Ritorniamo alla capitale percorrendo il Malecon, mitico lungomare dell’Avana percosso da violentissime mareggiate: è la corrente del nord, dice la gente, a creare queste onde ma domani sarà bel tempo, assicurato. Il Cardinal Ortega Ci fermiamo nella città storica di fronte alla cattedrale, al “Cafè patio”. Il caffè è servito molto lungo, preferiamo allora una birra. Tra poco comincerà la S. Messa dicono tutti: in breve tempo la cattedrale è gremita di persone. Alle quattro e mezzo del pomeriggio comincia la funzione. E’ lo stesso cardinale Jaime Lucas Ortega ad officiare, coadiuvato da una ventina tra vescovi e sacerdoti. Sulla destra vicino all’altare un gruppo di cantori intona salmi: due chitarre ed un tamburo ritmano il coro. Un bel presepe, con statue alte quasi un metro in fondo alla navata sinistra;invece quella destra è rischiarata da un grande e ben illuminato albero di Natale. Tutta quella folla canta in coro; gente accorsa per pregare, gente devota per sperare. La chiesa è stracolma -intanto fuori piove-. Dopo la funzione il vescovo dell’Avana Mons. Alfredo Petil, ci concede un’intervista e gli chiediamo: D. La Chiesa influirà molto sul cambiamento della vita futura di Cuba? R. “La Chiesa ha già influito progressivamente dall’evento del NEC, cioè l’incontro nazionale ecclesiale cubano che si è celebrato nel 1986. Eravamo pochi ma col tempo siamo cresciuti di numero quali agenti della pastorale e così ci è stato possibile influire sulla società civile perchè questo è il ruolo della Chiesa, predicare il Vangelo di Cristo”. D. La festa di Natale è stata riammessa perchè non si riusciva a toglierla dal cuore della gente? R. “E’ stata concessa l’anno scorso come regalo alla visita del Santo Padre. I cristiani sempre hanno celebrato la festa di Natale, in chiesa, a Messa, in umili adunanze famigliari. Non è mai stata tolta ma l’unica differenza che quest’anno il 25 Dicembre non è stato un giorno di lavoro perchè inserito nel calendario delle festività”. D. Il marxismo pensava di aver schiacciato completamente la religione, ma con l’arrivo del Papa si sono viste emergere dal nulla folle immense, plaudenti e commosse; che cosa deve aver pensato Fidel Castro di fronte al ritorno di questo mondo scomparso? R. “Non credo che questa sia vero; a Cuba il marxismo non aveva pensato mai di aver schiacciato completamente la religione poichè la religione non è stata mai schiacciata. Il popolo ha continuato le sue pratiche religiose da quarant’anni. La visita del Papa non è stata altro che la manifestazione pubblica di quello che c’era già nel cuore del popolo”. D. L’amicizia con il Papa può aiutare Fidel a far togliere a Cuba l’embargo economico americano? R. “Io credo di sì perchè il Papa ha detto esplicitamente che queste misure economiche dall’estero sono eticamente inaccettabili e insostenibili”. D. Prima della rivoluzione c’erano 800 chiese, ora quante ne saranno aperte? R. “Non saprei dire il numero esatto ma ci sono 200 sacerdoti in tutto il paese con undici diocesi per 11 milioni di abitanti. Credo che le chiese aperte ora saranno all’incirca 400. Però so che decine di missionari stanno aspettando il visto per entrare qui a Cuba. Sembra quindi che il futuro sarà migliore. La risposta del popolo alla chiamata della Chiesa è positiva. Già da questi ultimi periodi, le celebrazioni liturgiche hanno avuto sempre un’affluenza di gente, di pubblico, straordinaria e ... vorrei aggiungere che i mass media dovrebbero informare meglio sulla situazione della Chiesa a Cuba. La gente del mondo deve sapere che la Chiesa a Cuba è una Chiesa vivente. A Cuba, abbiamo avuto la grazia, durante gli ultimi 40 anni, di essere una Chiesa unita ... infatti i vescovi, i sacerdoti religiosi e laici sono uniti in una sola Chiesa. Invece in altri paesi, per esempio in Nicaragua, si è avuta la divisione fra i ministri del culto ed il popolo. D. Quindi di quelle repressioni di cui si sentiva parlare? R. “Non si può parlare di repressione. Certo non si potevano fare processioni pubbliche fuori dalla chiesa, fuori delle mura della chiesa ... La catechesi doveva avvenire dentro la chiesa. Un tempo, anni fa c’era una repressione ideologica cioè una pressione sugli studenti cattolici ad abbandonare la fede se volevano continuare a studiare. Per esempio per aver messo l’albero di Natale ci sono state persone che sono state cacciate dal lavoro un tempo; ora l’albero di Natale lo potete vedere dappertutto e su ogni albergo”. Nostalgia Fuori è buio ormai. La radio e la televisione comunicano la messa in onda in diretta del discorso che Fidel terrà alle 9 di sera da Santiago de Cuba nella ricorrenza del 40° anniversario della rivoluzione cubana. Fu una data storica 40 anni fa. Che Guevara guidava la battaglia finale e conquistò S. Clara il 31 Dicembre 1958. Batista fuggì verso la Repubblica Dominicana. Fu la vittoria della Rivoluzione. Puntuale in televisione appare Fidel Castro. Comincia a parlare, non parla per ore stasera, parla col cuore ... noi, nostalgici stiamo ad ascoltarlo “... Il nostro popolo eroico di ieri e di oggi, nostro popolo eterno, con la partecipazione di tre generazioni, ha resistito a 40 anni di aggressioni, embargo, guerra economica, politica e ideologica della più forte e ricca potenza imperialista che sia mai esistita nella storia del mondo...” Così Fidel sfida ancora il capitalismo. L’UNESCO ha dichiarato patrimonio storico-artistico mondiale la vecchia città dell’Avana ed Eusebio Leal, storico cubano, guida, il 3 Gennaio, attraverso il suo centro storico, letterati ed artisti dell’America Latina che qui sono convenuti, stretti da amicizia con Fidel Castro, a commemorare il 40° anniversario della Rivoluzione cubana. Il quattro gennaio Roberto Fernandez Retamar, per il Ministero di Cultura cubano, apre i lavori, alla Casa de Las Americas, dell’incontro di letterati ed artisti di Cuba e dell’America Latina, sulla CULTURA Y REVOLUCION a 40 anni dal 1959. L’amicizia che mi lega ad Osvaldo Guayasamin, pittore equadoregno, grande artista di fama mondiale ed amico fraterno di Fidel Castro, mi consente di accedere, quale unico giornalista straniero ai lavori. C’è anche un letterato europeo, il portoghese José Saramago, Nobel per la letteratura 1998. Di José Saramago, scrittore di classe ancor prima del recente Nobel, colpisce la coerenza del pensiero. I suoi scritti evidenziano il valore della storia, geniali sintesi di una umanità alla costante ricerca del senso della vita. Con occhio indagatore José Saramago rivisita gli accadimenti, analizzando i personaggi dei suoi romanzi con la sensibilità di chi, da sempre, si schiera con chi meno conta e con la sofferta lucidità di chi, da sempre, conta meno di quel che dovrebbe contare. Per primo riceve la parola e parla dei popoli e della libertà e quando parla di Fidel dice: “... Non so cosa sia passato di qui ora poichè si è creata una specie di atmosfera magica per l’analisi veramente straordinaria che Fidel ha fatto della situazione mondiale. Però ha avuto soprattutto il coraggio di mettere i puntini sopra le i, con una chiarezza, con una nitidezza che è assolutamente necessaria perchè il mondo è pieno di menzogna e di ipocrisia. Qui abbiamo assistito alla rivelazione della vera faccia del mondo”. Ernesto Cardenal Altri letterati ed altri artisti prendono la parola. Alla pausa dei lavori mi avvicino ad Ernesto Cardenal, l’uomo della teologia della liberazione, ministro della cultura con l’ex governo Ortega in Nicaragua, grande letterato. L’avevo già intervistato nel ‘90 a Managua; anche ora mi concede una intervista. D. Mi può parlare della cultura come strumento di libertà dei popoli? R. Non si può separare cultura e rivoluzione. La cultura è la creatrice della rivoluzione e la rivoluzione è anche creatrice della cultura. Un caso evidente è questo di Cuba dove la cultura e la rivoluzione sono uguali. D. Il motivo perchè lei si trova qui a Cuba? R. La maggior parte degli inviti che ricevo non li posso accettare perchè devo dedicarmi al mio lavoro letterario. Ho accettato questo perchè si tratta della rivoluzione cubana, e la rivoluzione cubana è la ricorrenza più importante che c’è ora nel mondo. Cuba è l’unico paese del mondo che sta disobbedendo all’imperialismo nord Americano. Tutti i governi del mondo, chi più chi meno, si piegano alla volontà del governo degli Stati Uniti. Cuba è l’unico paese che non l’ha fatto, che si mantiene indipendente ed è a causa di questo che Cuba sta soffrendo l’azione criminale più grande che attualmente si commette nel mondo: l’embargo. Considero che sia l’azione più ingiusta che si commetta attualmente nel mondo. D. Cosa ricorda di padre David Maria Turoldo. Egli tradusse alcune delle sue opere come le poesie di QUETZALCOATL e altre. R. Ho un ricordo molto bello di lui. Si interessò alla mia poesia fino al punto di dedicare molto del suo tempo traducendola, pur sapendo di quale male andava morendo. Quando arrivai in Italia per la presentazione del nostro libro, Quetzalcoatl, da me scritto e da lui tradotto, trascorsi indimenticabili bellissimi giorni. Per lui furono anche gli ultimi suoi giorni. Cambiare senza perdersi I festeggiamenti del 40° anniversario sono finiti, tutto torna come prima, fa freddo a Cuba, il vento del nord torna a soffiare impetuoso e la gente spera anche che l’indomani sia mite, soave. Avere il coraggio di cambiare senza perdere se stessi, il calore, la musica, la bellezza, l’allegria, gli ideali di mezzo secolo di rivoluzione. Cuba oggi è tutta in questa sfida: sospesa tra il rischio di diventare il grande supermercato di “mare sole e sesso” per chi compera il mondo in valuta pregiata e il problema quotidiano di sopravvivere “arrangiandosi”. Un’isola nella corrente, da sempre al centro dello scacchiere politico internazionale con la rivoluzione stretta tra l’embargo economico del nemico numero uno, gli USA, la fine dell’URSS e le sirene del business del turismo “tutto e subito”. Ce l’hanno detto tante volte: il turismo è un’arma a doppio taglio. E’ l’industria dolce che può tuttavia distruggere più di un bulldozer perchè mina il cuore economico e sociale dei “paradisi” che via via scopre e violenta. Porta ricchezza ma può lasciare dietro di sè una povertà da cui non si risorge: quella che viene dalla perdita di se stessi, delle proprie tradizioni, della dignità della propria storia. Auguri Cuba.