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Vietnam 1982

“Il nostro paese è il Dai Viet”

di Giorgio Fornoni “Il nostro paese è il Dai Viet, è una nazione civile, ha i suoi fiumi e le sue montagne, le dinastie: Dinh, Le, Ly, e Tran l’hanno costruita… benché la sua storia abbia conosciuto grandezze e declini, non ha mai mancato di generare eroi”: così recita un letterato viet. Fantastico luogo, di grande rispetto, siamo i primi ad entrare nel mausoleo. Dopo essere saliti attraverso una gradinata, accompagnati dalle guardie, entri in una grande sala ove al centro vedi il sarcofago contenente la salma di Ho Chi Minh. Te lo trovi davanti, bell’uomo, chi era per essere venerato dal suo popolo, tanto da essere chiamato lo Zio? E’ un uomo normale in parvenza,… è morto; rievochi velocemente il suo passato e capisci cosa rappresenta. Fuori, in un angolo della piazza, raccolti ed in silenzio, cerchiamo di capire questa folla,… bimbi, giovani e vecchi, sfilano quotidianamente davanti al mausoleo. La gente, questo fantastico popolo che sa credere in chi li comanda o quantomeno sa ubbidire, si accontenta di ciò che ha. Certo è difficile penetrare nei loro pensieri, nel loro mondo e nel loro modo d’essere; se li incontri, raramente riesci a strappare loro un sorriso, non molti anni sappiamo sono trascorsi dal termine della guerra; in loro senz’altro c’è il ricordo della distruzione, anche se assaporano il sollievo della vittoria. Fa freddo; è inverno; e loro all’aperto non hanno di che riscaldarsi. Si arrangiano in qualche modo accendendo un piccolo fuoco. La conclusione del lungo conflitto con gli USA ha portato ad una fase di assestamento e ricostruzione, che comporta il rientro in città di tutta la popolazione fuoriuscita e il ripristino dei servizi sociali e delle abitazioni. Depositi di carburante, caserme improvvisate, angar per aerei con torrette. I segni della guerra non sono cancellati. Ancora oggi i riflessi della guerra sono incisi in grosse e profonde buche nei campi. Sono i segni devastatori lasciati da ipocrisie di popoli; quei segni voluti indelebili e conservati come reliquie per un popolo che non ha altra scelta se non quella del silenzio. Gli americani hanno creato distruzioni ed i capi nord-viet ne hanno fatto immagini di culto. Cause, espedienti, sotterfugi, dubbie volontà, disturbano la libertà da tanti tempo ricercata. 17° parallelo siamo alla spiaggia di Da-Nang. Era roccaforte delle truppe americane. I marines sbarcavano su questa spiaggia. Lasciamo la baia di Da-Nang. E ci dirigiamo al colle delle nuvole: così chiamato perché sempre coperto dalle nubi. Il verde e il grigio sono i colori che ci hanno sempre accompagnato – sembra addirittura che gli americani andandosene dal Vietnam abbiano portato con loro anche il sole – non l’abbiamo ancora visto. Saliamo in cima al colle – piove di una fitta pioggia – zona strategica importante. E’ tuttora sotto controllo dei militari vietnamiti. Attraversiamo un campo minato – questi sono i residuati bellici americani – bombe antiuomo; …in mezzo all’erba si scorgono grosse munizioni lasciate inesplose… bombe a mano. Si ridiscende sul versante opposto e ci imbattiamo in posti di blocco. Rottami di carri armati americani ai bordi della strada. Di tanto in tanto si incontrano gruppetti di militari – i loro spostamenti avvengono solo a piedi. E’ normale per loro fare la guerra; loro sono nati sotto i bombardamenti; per loro è naturale; per loro è esistenza – forse aspettano una nuova guerra. Vediamo ponti abbattuti dai bombardamenti. Ci spostiamo sul Mekong, circa 50 chilometri di distanza, passando attraverso risaie e campi coltivati a frumento. Questa pianura è fertilissima. L’attuale crisi del Vietnam, è essenzialmente una ripetizione delle crisi precedenti che hanno diviso il paese e impedito lo sviluppo di uno stato vietnamita omogeneo e unito. Il grosso mutamento di sistema politico instaurato nel Vietnam del sud porta altri giovani all’esodo. La CIA organizzò per i Vietnaminiti del sud un esodo di massa, spostandone parecchie centinaia di migliaia sulle isole dell’Oceano Pacifico – ed altri, quelli che sono riusciti, sono partiti con le navi -. Ora questo popolo è sparso in tutto il mondo. Huè – Residenza dell’imperatore Tu-Duc (1848-1883). Ampie mura circondano palazzi, laghetti, giardini. L’Unesco, già dal 1980, ha fatto un progetto di restauro di tutti questi palazzi, stanziando 2000 miliardi, che però a causa delle difficoltà burocratiche vietnamite è impossibilitato a produrre. Certo, se non si interviene piuttosto velocemente, tutto andrà distrutto in breve tempo. Il caldo umido insistente per la maggior parte dell’anno, senz’altro accelera il disfacimento. Su questa terrazza, animali, personaggi di corte, dotti e mandrini, vengono rappresentati nella pietra. Nel 1850 l’imperatore decretò la fine dell’attività missionaria in Vietnam e offrì premi a chi avesse assassinato un europeo. Davanti a tale atteggiamento ostile, l’imperatore Napoleone III decise di affermare con la forza l’influenza francese nel Vietnam e nel 1859 i francesi iniziarono la conquista sistematica dell’Indocina. I loro padri erano Marines – loro saranno sempre “My-Lay”. Che futuro avranno questi bimbi… questa gente… Altri profughi si uniranno ad altri, finché i popoli avranno confini e faranno pagare tanto caro il prezzo della libertà. Forse c’è ancora un filo di speranza. L’orizzonte è lontano – la felicità sta oltre.