La Masù, l’eremo di Giorgio Fornoni che ospita frati ed eremiti: “Con loro ho scoperto le vie del cielo…”

di Giorgio Fornoni (Araberara)

 

La Masù. Un maso che diventa una casa, che si trasforma in un rifugio, che prende le sembianze di chi quel rifugio comincia a sistemarlo a propria immagine e somiglianza e sfocia in un eremo. Uno squarcio di cielo dove riposare l’anima. E anche il cuore. Che quando 30 anni fa Giorgio Fornoni decise che quel rudere di maso faceva al caso suo non si immaginava certo che sarebbe diventato rifugio e guscio di anime e cuori. “Era il 1985 – racconta Giorgio – e guardando verso l’alto da casa mia ad Ardesio ho visto quella che sarebbe diventata la Masù, un rudere disabitato da decenni, lo vedevo lassù, libero tra le rocce e il cielo, ho sentito subito il desiderio di andarmene lì ogni tanto a stare con me. A scoprirmi”. Detto fatto. Giorgio Fornoni lo ritira e comincia a sistemarlo: “Ci ho messo 30 anni a ristrutturarlo come volevo io” e adesso è qui. Un’oasi di roccia in mezzo a cielo e terra. Ci si arriva a piedi, o fino ad un certo punto con fuoristrada ben equipaggiati, una salita impervia e poi il Paradiso. Mille metri di altezza e un angolo suggestivo dove liberare e riposare pensieri. “E in questi 30 anni ho piantato qualcosa come 15.000 alberi”. Basta guardarsi in giro per respirare un’oasi di pace. “Volevo un posto per isolarmi, per raccogliere pensieri dal ritorno dei miei viaggi e farli diventare diari di cuore e anima. E ci sono posti dove questo è possibile, e la Masù era quel posto”. Trent’anni per farla diventare… a immagine e somiglianza di Giorgio: “Sì, adesso… mi somiglia. Sento il profumo dell’anima e del cuore qui. In cima, appollaiato tra cielo e terra. Quando sono arrivato era tutto un rovo e sterpaglie, ci sono voluti anni, ma è così anche per scoprirsi dentro, ci vuole tempo, sono viaggi paralleli”. La Masù diventa così. E Giorgio la vive, la respira. “Un giorno mi si avvicina un frate che con un sorriso mi dice che sa che io ho un posto dove i frati potrebbero raccogliersi per mediate per alcuni giorni. Invito il frate a visitare il posto, e rimane entusiasta, mi chiede se gli concedo la Masù per alcuni periodi. Vado a casa. Non so cosa fare. Io sono sempre stato piuttosto geloso sulle cose mie, non mi piaceva condividerle, una forma di egoismo. Ma ci ho pensato tutta notte e sentivo che però dovevo farlo perché solo così avrebbe avuto un senso tutto quel lavoro di anni. Finalmente capivo il perché il cuore mi aveva fatto innamorare della Masù. Era il 2007 e da allora il maestro dei novizi con molti frati vengono in ritiro, qui sono passati albanesi, kossovari, russi e anche molti altri. Quest’anno sono venuti anche da Genova, Brescia , Verona, Lecco”. Giorgio sorride: “Ho visto frati venire con zaini carichi di cibo per sfamarsi durante i giorni di ritiro, ma mi ha colpito un frate, Stefano, che viene sempre con lo zaino carico di libri. Ed è questo il senso della spiritualità che si respira qui”. Una via del cielo per il cielo: “Che poi è il lavoro che sto portando avanti da anni, si chiama ‘Le vie del cielo’, un lavoro con monaci ed eremiti, ho girato ovunque, li ho vissuti, incontrati, ascoltati. E i frati che non sono eremiti hanno però una concezione che adesso è rivoluzionaria e affascinante. Hanno rimesso in moto il monachesimo che dopo il Medioevo stava uscendo dalle righe e fortunatamente è arrivato San Francesco a rompere ogni schema di ricchezza, di regole assurde, ha riportato la parola di Dio nelle strade, basta rinchiudersi all’interno ma uscire, parlare. Rinunciare a tutto per avere tutto. Ogni tanto chiedo ai frati come si fa a rinunciare a tutto? Loro sorridono felici senza dirmi nulla ed è già quella la risposta: la loro serenità”.