Angola

Angola

Sono le tre di notte una pioggia torrenziale inonda la pista dell’aeroporto di Kinshasa dove un commando militare ci ha imbarcato a bordo di un quadrimotore, il rombo delle eliche che si avviano, spezza di colpo giorni di tensioni, preoccupazioni paure. Al nostro secondo tentativo stiamo per entrare clandestinamente in Angola, nell’Angola vera. Quella in mano al partito dell’Unita e Jonas Savimbi, un’avventura che per me ed Enrico Gervasoni, fiduciario Italiano dell’Unita, vale ogni rischio. Giorni di attesa all’hotel Intercontinental, telefonate notturne, appuntamenti e finalmente eccoci in volo su questo martoriato angolo d’Africa per riuscire a dare un resoconto di prima mano sulla situazione, per raccontare al mondo il dramma di questo paese, splendido e sfortunato, la sua voglia di liberta e di pace dopo 18 anni di guerra. L’atterraggio si fa a vista, su una pista di terra battuta, ricavata in aperta savana. Siamo nelle mani degli uomini che si battono a fianco di Savimbi in una cruenta guerra civile che dura dal 1975. Da quando, subito dopo l’indipendenza dai Portoghesi, il governo dell’Angola è passato di fatto al movimento popolare per la liberazione il partito marxista aiutato dai sovietici e dai cubani. Con Enrico Gervasoni c’è un medico volontario italiano venuto a constatare di persona la situazione sanitaria ed a preparare un programma di aiuti alla popolazione. Un viaggio di altre sette ore ci separa dalla cittadina di Uambo. Capitale e roccaforte del Unita, che oggi controlla di fatto 80% del territorio angolano, contando su un vastissimo favore popolare. Un camion carico di “deslocados”, i profughi fuggiti dalle zone di guerra, ci riporta subito alla tragica emergenza dell’Angola. Si calcola che 200 mila persone siano affluite nella sola Uambo, ma sono milioni gli Angolani strappati dalla guerra alla coltivazione delle campagne, al lavoro, alla vita normale. Qui sono ancora evidenti le tracce dei drammatici scontri del 1992. Esplose, subito dopo la farsa delle elezioni libere, in realtà pesantemente condizionate dai brogli e dalle intimidazione del governo di Ruanda. E i nomi di Levito, Cuito, Uambo, passarono ad una drammatica ribalta internazionale nei primi mesi del 1993. Teatro di scontri sanguinosi, bombardamenti ed eccidi che coinvolsero anche la popolazione civile. Un nuovo trasferimento in Jeep per una località segreta…. altri giorni di attera… e finalmente siamo nel quartiere generale di Jonas Savimbi presidente dell’unione nazionale per l’indipendenza dell’Angola. Siamo i primi giornalisti occidentali a registrare le sue parole dopo la ripresa delle ostilità, ad ascoltare una versione dei fatti che capovolge l’informazione distorta e tendenziosa delle fonti così dette ufficiali. Presidente Savimbi, gli chiediamo:dopo la guerra si sta andando alla trattativa, come potrebbe formarsi un governo di unità nazionale? Se arriveremo alla pace, il modo in cui ci organizzeremo come governo, sarà la cosa più facile da risolvere. Il problema non è infatti è quello di dividere i ministeri, la cosa più difficile oggi è far accettare la pace. Una volta giunti alla pace allora si potrà stabilire come le persone possano vivere insieme, come possano far ascoltare la propria voce e dialogare tra loro. Una volta trovata la soluzione io credo che la distribuzione dei ministeri, si potrà fare in poche ore. Chi è che aiuta oggi l’Unita? In questo momento possiamo dire forse che abbiamo amici a titolo personale, non certo amici tra gli altri stati. Il nostro miglior amico resta il popolo dell’Angola. Non c’è alcun paese africano o no che ci aiuti veramente. Ma c’è un elemento nuovo che vale la pena di comprendere. La guerra nasce oggi dal popolo, dalla frustrazione della popolazione civile, stanca dei massacri e delusa dalla frode elettorale del 1992. E’ per questo che il popolo ci appoggia e noi ci limitiamo a dare un inquadramento militare alle loro azioni. Non abbiamo bisogno di soldati, questi si presentano da noi a migliaia, abbiamo anche catturato, ho appena ricevuto il rapporto di uno dei nostri comandanti locali, carri armati che MPLA ha acquistato dalla Russia. Non abbiamo dunque alcun problema. MPLA assolda mercenari, ma la politica dei nostri nemici è destinata alla sconfitta. Le stesse armi acquistate da loro, passano all’Unita insieme ai disertori che si presentano spontaneamente ai nostri comandi. E’ per questo che l’elemento militare non dovrebbe pesare totalmente nella ricerca di una soluzione, altrimenti non ci sarà più nessuna soluzione. MPLA non avrà mai la potenza di fuoco necessaria per sconfiggerci sul campo. Qual è a suo parere la ragione che ha spinto gli americani a cambiare posizione nei confronti dell’Unita? Forse ci sono dietro le pressioni delle lobbies petrolifere? Credo che questa domanda andrebbe posta all’amministrazione del presidente Clinton. Noi ci siamo enormemente stupiti di questo voltafaccia Americano, sapevamo naturalmente che l’amministrazione democratica avrebbe potuto essere diversa da quella repubblicana, ma che potessimo diventare nemici, beh questo non l’avremmo mai immaginato. Abbiamo temuto che cambiasse la politica Americana ma mai che ci diventassero ostili come sembrano oggi. Eppure credo che le cose oggi possano ancora cambiare. Le prime elezioni libere nella storia dell’Angola vennero indette il 29-30 settembre 1992. Avrebbero dovuto essere certificate dagli inviati dell’Onu, ma 450 osservatori per 5.000 seggi rendevano impossibile il controllo ed infatti la frode è stata scandalosa. Il partito Marxista di Don Santos annunciò immediatamente la vittoria quando gli stessi funzionari Onu ammettono oggi che l’Unita aveva ottenuto il 70% dei voti alle presidenziali e il 69% nelle legislative. (vengono inquadrate varie schede dove si vede il voto per l’Unita e per Savimbi) Queste schede abbandonate in un seggio alla periferia di Uambu non sono mai state conteggiate. Tutte indicano la scelta per il partito dell’Unita e la preferenza per Savimbi. La misura dei brogli elettorali è documentata in queste immagini. Migliaia di schede con voto all’Unita, ammassate e disperse in magazzini come questo, invece di essere inviate in Ruanda come concordato. Alle proteste di Sabimbi segui la strage di 2000 dirigenti dell’Unita massacrati in Ruanda il 31 ottobre di quel anno poi l’inevitabile ripresa delle ostilità armate, ma intanto la versione ufficiale di comodo, addossava a Savimbi, che non avrebbe accettato il responso delle urne, la responsabilità della guerra. Questo dimostra che le schede invece di andare in Ruanda al momento delle elezioni, nella raccolta delle schede, delle urne che dovevano essere tutte assemblate nel consiglio nazionale elettorale, queste schede originali con votazioni Unita per le legislative e con Savimbi, vedete sono qui nel quartiere generale Mpla. Savimbi e Unita sono qui, originali, invece di essere nelle urne che sono state portate in Ruanda. Non sa scrivere, si legge su queste schede, un facile espediente per invalidare voti e per trasformale le urne vere in un plebiscito prefabbricato per i fedeli di Don Santos. Complici di questa disinformazione furono anche molti paesi occidentali a cominciare dagli Stati Uniti che, paradossalmente dopo la caduta del regime Sovietico, hanno abbandonato Savimbi considerato un tempo il campione della lotta anti-comunista in Africa e simpatizzano oggi con il fronte opposto. Questo atteggiamento si spiega anche con le enormi ricchezze petrolifere dell’Angola e le promesse di Don Santos alle multinazionali del settore. Dal 2 agosto, fino al 7 ottobre scorso Uambo ha subito 117 bombardamenti, compresi quelli con spezzoni incendiari al fosforo e gas tossici, ma non sono solo le abitazioni a portarne le ferite i bombardamenti hanno provocato migliaia di vittime tra la popolazione civile 500 mila persone a cui si sono aggiunti 200 mila esuli dalle zone di guerra. I massacri dell’ottobre/novembre del 1992 sono stati organizzati. Sono diventati genocidio della popolazione civile. Non abbiamo più alcun bisogno che qualcuno ci venga a dire come ciò sia potuto accadere, come sia esploso tutto questo odio. Noi l’abbiamo vissuto. Verificato di persona. Anche oggi migliaia di persone e perfino i morti, i dirigenti morti si trovano in qualche prigione. Come i corpi del vice-presidente Titunda di Salupe Topena, o quello del segretario politico Alisers Mango. Ci sono ancora donne e bambini in prigione, un anno dopo i massacri. Questi sono i fatti dei quali dobbiamo affrontare il problema di un futuro in Angola. Forse non avremmo dovuto essere così ingenui, ma noi non abbiamo reagito con altrettanto odio, perché riteniamo che ciò è sbagliato. Stiamo facendo ciò che si aspetta il cuore di molti Angolani, anche di quanti militano sul fronte opposto. Per creare un futuro di pace e di democrazia, bisognerà riconoscere gli eccessi e gli errori compiuti, perché non abbiano più a ripetersi, questa è la posizione del nostro movimento. C’è chi ritiene, facciamo osservare a Savimbi che la crisi dell’Angola sia di natura tribale non politica. Di che cosa è fatta l’Africa? L’africa è fatta di regioni è fatta di tribù di clan. Questi sono elementi che rientrano nella specificità della vita africana. Gli stessi angolani non sono forse del tutto coscienti che questi sono elementi dinamici in evoluzione. Nel momento stesso in cui Mpla ha attuato il genocidio tribale ha compiuto una scelta a favore di alcune etnie contro altre. Prima le tribù obibundu poi bacongo, l’elemento tribale ha assunto dunque una dimensione assoluta che prima non aveva. Oggi le persone fuggono perché sono obibundu o kingongo, ma in passato queste potevano convivere tranquillamente come in tutto il resto dell’Africa. L’elemento tribale non era così determinate, assoluto, negativo e distruttivo, come quando viene messo al primo posto. Oggi MPLA lo ha messo al primo posto, ma questo va superato. Con le sue scelte e le sue azioni Mpla ha considerato il benessere di una tribù più importante di quello dell’Angola intera, ma è contro questo modo barbaro di gestire il potere, che l’Unita sta combattendo. La tragedia dei civili vive ancora nelle corsie e sui letti improvvisati dell’ospedale di Uambo dove ancora una volta sono i volti e gli occhi innocenti dei bambini a gridare tutto orrore per le barbarie, le violenze e l’assurdità della guerra. Vede un possibile ruolo dell’Italia nel processo di pacificazione dell’Angola? Vuole inviare un messaggio agli italiani? Certamente. La delegazione dell’Unita che si è recata nel giugno scorso in Italia è stata accolta molto bene. C’è stata almeno la capacità di ascoltare ciò che avevamo da dire. Ci sono altri paesi, a cominciare dal Portogallo, che rifiutano persino di ascoltarci, e dunque l’atteggiamento degli italiani appare molto più costruttivo. In secondo luogo la pace in Mozambico è certamente dovuta all’azione della chiesa e del Vaticano. Preghiamo Dio che, anche in Mozambico, il processo di pace si concluda nel migliore dei modi. In ogni caso possiamo dire fin d’ora che l’apporto della chiesa e degli italiani è stato estremamente positivo. La partecipazione dell’Italia al processo di pace in Angola sarebbe dunque più che gradita anche attraverso l’azione della chiesa. Perché la chiesa? Perché la chiesa cattolica ha fatto in Angola ciò che l’Onu non è riuscito a fare. Pensiamo dunque che a Roma vi sia chi può contribuire ad una mediazione tra le parti con il desiderio sincero di trovare lo stesso ascolto la prossima volta che verremo in Italia. E’ solo con la disponibilità reciproca al dialogo infatti che gli uomini possono comprendersi e trovare, anche in Angola, la via della pace. Oggi l’Unita tiene sotto controllo il 70% del territorio nazionale Angolano, ma le prospettive sono quanto mai incerte, l’embargo voluto dagli Americani a danno di Savimbi sta strangolando la resistenza. Si calcola che la guerra provochi mille morti al giorno. La maggior parte tra l’inerme popolazione civile, vittima delle bombe, della fame, delle malattie e delle mine. Quei 20 milioni di mine disseminati in tutto il paese, che rende un incubo ogni spostamento tra le campagne. L’Angola vanta un triste primato. Quello di essere uno dei paesi più ricchi dell’Africa, con uno dei più alti tassi di povertà tra la popolazione. Savimbi ed Unita chiedono oggi, all’opinione pubblica internazionale, di smascherare la mala fede di quanti speculano sull’Angola e di aiutarla ad incamminarsi sulla strada della vera democrazia e della vera pace.