Fuori dal tunnel

VIAGGIO NELLA EX JUGOSLAVIA TERRA DI SANTUARI TERRA DI ODIO E MISERIA

di Giorgio Fornoni (Araberara – marzo 1993) Un piccolo convoglio umanitario della Caritas lascia la comunità di Ardesio per la ex Jugoslavia la sera del cinque gennaio. Gianni e Mario sono i volontari che desiderano portare un segno di conforto a quella gente vittima della guerra del freddo e della fame; sono infatti intenzionati ad andare il più possibile vicino alla guerra tra Serbi e Bosniaci, là dove sicuramente ci sono i campi profughi con le relative emergenti ed immediate necessità. Mi aggrego a loro poichè vedo la possibilità di fare un reportage . A mezzanotte dormiamo a pochi metri dalla frontiera, a PESEK, dopo Trieste e l'indomani di buon mattino, svolte le pratiche burocratiche e superati i controlli doganali, ci addentriamo e superiamo la Slovenia, poi la Croazia; ad un certo punto ci fanno traghettare, non è possibile continuare sulla strada a causa della Bora . Ripartiamo e giù, verso le tre del pomeriggio attraversiamo Zara. Sembra irreale! Quante case piegate su loro stesse senza pareti, senza tetto, piene di buchi, crivellate di colpi. La guerra ha lasciato grossi segni. Ora il fronte è in dentro ottanta kilometri dicono gli abitanti. E giù ancora fino ad arrivare a Spalato (abbiamo ormai fatto 1000 kilometri). Ci rechiamo alla cattedrale e lì riceviamo ospitalità. L'indomani, con un lasciapassare ricevuto dall'Arcivescovo e dopo esserci assicurati degli attuali confini di guerra, partiamo per Posuye, centro avanzato di raccolta Caritas. Arriviamo dopo avere fatto dogana con la Bosnia, chiediamo se la strada per Mostar è aperta; ci rispondono che l'hanno appena liberata ed allora ci guardiamo e ripartiamo - là avranno sicuramente più bisogno di viveri e di coperte. Lungo il percorso incontriamo tantissimi convogli dell'ONU con i mitici caschi blu. Li chiamano caschi blu, questi protettori della pace che intervengono nelle più difficili crisi mondiali. Una nebbia gelata copre Mostar sul fondovalle. E' brutta l'alba a Mostar poichè rivela tutte le ferite. Arriva il sole ma non c'è praticamente vita; la città sembra già morta. ...Arriviamo a Mostar ormai terra di Sarajevo, terra di combattimento, terra fredda. Lungo un viale, sulla sinistra, un tempo non molto passato, forse neanche una settimana, un giardino pubblico, ....... ora un cimitero. Un luogo freddo, immobile, incolore. Cristiani e Musulmani e ... Tutti insieme, appena identificati da una tavoletta di legno con scolpita, segnata, una croce o mezzaluna con una stella in fianco , al centro; un nome, l'anno di nascita e quello di morte (1992) e ... tutti insieme, lì, ora. Una madre straziata riconosce suo figlio. Una giovane madre con un bimbo davanti ad un'altra tomba, aveva neanche trent'anni; una ragazza depone in fila qualche pallottola davanti ad una croce ed ancora un piccolo fiore, aveva poco più di vent'anni. Un militare che si aggira tra le tombe, tra quella terra da poco rivoltata e non tanto ben raccolta; è strano quanti ne riconosce di... amici, di commilitoni, di... giovani come lui che erano. Il sole subito si nasconde e le ombre spariscono e... tutto tace. Tutto ritorna alla terra... è per loro la fine. Passiamo poi in fianco alla cattedrale: distrutta. Scarichiamo coperte e viveri in un vecchio grande edificio attraverso una finestra che dà sullo scantinato mentre si sentono a distanza colpi di cannoni e mitragliatrici. E poi... ritorniamo a Spalato dall'arcivescovo che ci racconta: Ora che alcune città sono state liberate si tirano le prime conclusioni. In molte case di serbi fuggiti, i bosniaci hanno trovato scorte di armi e munizioni, e liste di vicini di casa da uccidere. Ma i serbi rimasti, sono rimasti deliberatamente per non farsi complici dell'oppressione; guerra inutile, guerra di etnie e di confini. I serbi comunque hanno usato violenza sulle donne in modo raccapricciante: dalle bambine di 8 o 10 anni fino alle vecchie di 70/80 anni; uccidevano i bimbi in tenera età in nome di una trinità... è terribile. Ad Assisi il Papa ha raccolto ad una veglia comunitaria per la pace nel mondo: cattolici, cristiani, ebrei, musulmani... mancavano però gli ortodossi (che ideologicamente appoggiano i serbi). La guerra ora si è in particolare trasferita a Sarajevo e pare che diecimila uomini della città assediata siano ammassati nelle zone sud: se falliranno i colloqui di Ginevra daranno battaglia per aprire la strada ad un carico di armi, che secondo indiscrezioni, donate dai paesi arabi... attendono in territorio croato. Lungo la strada del ritorno, incontri città umiliate dalla fame e dalla sporcizia e provincializzate dalla paura e dalle distruzioni. Su un altipiano ho incontrato parecchi bimbi dagli occhi neri ma dolci ..... questi di sicuro possono riscattare le miserie e l'odio che scuotono questa terra, terra tanto vicina alla nostra, terra di santuari, terra di povertà ma terra che speriamo un giorno... di felicità e tranquillità. BOX ONU e CASCHI BLU Compaiono sulla scena mondiale nel secondo dopoguerra. Dal 1948 i volontari che hanno prestato servizio in contingenti di pace sono 500.000 e durante le missioni ne sono caduti 750. Questo particolare esercito, può usare le armi soltanto per difesa personale poichè le sue funzioni sono limitate al controllo del rispetto delle tregue. Attualmente sono dislocati in dodici punti caldi del mondo tra cui appunto in Jugoslavia. La gente li vede come: indispensabili, inutili, costosi, malsopportati, invocati ed indifesi .... ma loro combattono da "volontari" la loro guerra.