Giornalisti russi di prima linea

Giornalisti russi di prima linea

di Giorgio Fornoni

Torniamo in Cecenia, 12 anni dopo, nella sua capitale martoriata dai bombardamenti russi. Grozny ci appare irriconoscibile, in pieno boom edilizio. Ma il problema politico è ancora tutt’altro che risolto e la memoria degli orrori vissuti impossibile da dimenticare. In questo cimitero, ad un centinaio di chilometri da Grozny, è sepolta Natalia Estemirova, uno dei nomi simbolo nella lunga lista dei giornalisti di prima linea decimati dal terrorismo politico russo. Natalia Estemirova, era una delle firme più attive della Novaya Gazeta, Aveva collaborato con Anna Politovskaya per la difesa dei diritti civiIi in Cecenia, e l’ispiratrice delle sue denunce più scottanti. Cugino Natalia: Lavoratrice attiva dell’associazione Memorial giornalista Natalia Estemirova. Parla Natalia Estemirova: Di fatto crediamo che il nostro lavoro, dovere, non è solo denunciare che è stato commesso un crimine ma assicurarsi che i crimini vengano fermati e i criminali puniti. Zia Natalia Estemirova: Natalia è venuta a Scherosc e noi tutti l’abbiamo aiutata a studiare, a diplomarsi. Le famiglie erano povere ed era difficile poter studiare… (non riesco ancora a credere che non ci sia più, che sia stata uccisa). autore Dopo l’ assassinio della sua collega, era diventata lei la vera voce della Cecenia libera e quella che dava più fastidio al presidente Kadirov, padre-padrone della regione. Il suo omicidio, ancora misterioso, è avvenuto il 15 luglio 2009. E' stato l'ultimo di una lunga serie di esecuzioni che hanno decimato i giornalisti più attivi nella richiesta di una politica più umana nei confronti della Cecenia.. L'assassinio eccellente resta quello di Anna Politkovskaya, del 7 ottobre 2006 nell'atrio d'ingresso del suo palazzo di Mosca. Dopo 5 anni è stato arrestato il presunto killer, ma dei mandanti non si conosce nulla . Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova erano amiche e hanno subito lo stesso destino. Parla Ilia (figlio di Anna Politkovskaja): Natasha Estemirova, più di una volta è stata in questo appartamento, dove ci troviamo ora, ha pernottato qui e la conoscevo personalmente e anche sua figlia Lana, ci incontravamo qui in questa cucina. Parla Muratov (direttore Novaja Gazeta): Anna ha lavorato in Cecenia durante la seconda guerra Cecena e dopo, facendo 150 trasferte in pochi anni, la maggior parte delle volte in queste trasferte riceveva informazioni e le verificava, aveva intrapreso questo cammino pericoloso insieme a Natascha Estemirova. Parla Ilia (figlio di Anna Politkovskaja): Natascha viveva in Cecenia, forniva a mia madre un’enorme quantità di informazioni, che rappresentava un rischio mortale per Natascha se avesse azzardato a pubblicarle perciò avevano un alleanza molto importante e interessante. Autore Questi sono i volti dei giornalisti della Novaja Gazeta uccisi nell’esercizio della loro professione. Sono 6, un tributo altissimo, e forse unico al mondo, alla libertà di informazione. Autore Quanti giornalisti ha perso la Novaja Gazeta e lo sterminio dei giornalisti è sistematico o casuale? Parla Muratov (direttore Novaja Gazeta): Alla Novaja Gazeta, hanno ucciso 10 anni fa Igor Domnikof, un ragazzo assolutamente eccezionale è stato ammazzato da mercenari che sono stati arrestati e condannati all’ergastolo, ma il mandante dell’omicidio fino ad oggi non è stato imputato sebbene sia conosciuto, è un ex pubblico ufficiale di categoria A, che vuol dire un alto funzionario statale vice-governatore di una regione, ancora oggi l’inchiesta prosegue. Parla Viaceslav (giornalisata Novaja Gazeta e amico di Anna): Igor Domnikof scriveva sul governatore e sui vice governatori delle regioni di Libezk, i mandanti secondo noi sarebbero Duroski l’allora vice governatore della regione di Lipezk e Sotop imprenditore della provincia di Mosca che aveva interessi nella regione. Duroski ha dato una copia della Novaja Gazeta con un articolo firmato da Domnikof a Sotop il quale ha poi incontrato la banda di Taghirien tutto ciò è stato provato. Parla Muratov (dir. N.G.): La morte misteriosa di Yuri Schecocikin mio sostituto, amico stretto nello stesso tempo, capo della commissione anticorruzione alla Duma il parlamento Russo, è morto il 03 luglio 2003 alcuni giorni dopo essersi ammalato la malattia è misteriosa, a Yuri non è rimasta la pelle. Domanda di Giorgio Mi viene in mente adesso che la Politkovskaya stava indagando sull’avvelenamento di Schecocikin? Parla Muratov (dir. N.G.): Con il suo aiuto,quando era andata in America, avevamo trovato un ex collaboratore dei servizi segreti sovietici Koclov che era stato avvelenato in un modo molto simile a quello di Schecocikin nel 1953. All’epoca venne salvato dai militari americani. Ma Koclov era più giovane di Schecocikin di 25 anni… era un ragazzo forte. Autore Cecenia, febbraio 2000. All'indomani del più grande bombardamento aereo di una città dai tempi della seconda guerra mondiale, Grozny si presentava così. Si pensava che non fosse possibile ricostruirla nello stesso posto. E’ stato uno degli ultimi atti della repressione di Putin contro la provincia ribelle. Poi sono seguiti anni di deriva terroristica a cui mosca ha reagito con sistematica violazione di tutti i diritti umani e civili. Le denunce della Politkovskaya e degli altri giornalisti sono state letali: per loro si è aperta la lista nera delle persone “scomode al regime” da eliminare. Parla Anna Politkovskaya: Il primo agosto, c’è stato un attentato, 50 morti, la prima cosa che ha dichiarato Putin, con i morti che non erano ancora stati sepolti e appena dichiarata la giornata di lutto è stato: niente ci farà cambiare la nostra linea politica in Cecenia. Parla Natalia Estemirova: Il numero di persone che sono state rapite o scomparse durante la seconda guerra non è inferiore ai quattro mila. Credo che lo scopo dei sequestri non sia semplicemente distruggere fisicamente un individuo ma disintegrare e spaventare l’intera società. Parla Anna Politkovskaja: Viene circondato il villaggio, vengono portati via tutti gli uomini e poi non tutti vi fanno ritorno, dicono che viene controllato che fra loro non ci sia nessuno che abbia preso parte ai combattimenti e invece vengono pestati da qualche parte fuori dal villaggio, alcuni di loro vengono portati via e sono dichiarati scomparsi. Autore C’è stato quando è stata uccisa Anna Politkovskaja che Putin ha detto fa più danno adesso che è morta che quando era viva. Come può un capo di stato dire una cosa del genere? E Anna Politkovskaja era una giornalista veramente degna del suo nome? E come la stiamo rappresentando adesso in tutto il mondo? Parla Muratov (dir. N.G.): Credo che quanto detto caratterizzi non Anna Politkovskaja ma Vladimir Putin, quando Dio tirerà le somme tra il cammino di Putin e la vita di Anna dirà invece che Putin ha fatto più danni da vivo. IMMAGINI TG dell'omicidio Politkovskaya (ottobre 2006) Autore avevo incontrato Anna Politkovskaya 3 anni prima, nella sua sede di lavoro a Mosca. Le avevo chiesto se non temeva reazioni del Cremlino... Parla Anna Politkovskaya Tutti hanno paura ora e anche io sono una parte del tutto, anche io ho paura, ma questa è la mia professione e avere paura è una tua cosa personale, la professione esige che si lavori e si parli di quello che è il fatto principale nel paese e la guerra che continua è il fatto principale, perché lì muore la nostra gente e avere paura o non averne è il rischio di questa professione. Autore E’ sepolta In questo grande cimitero alla periferia di Mosca. La Politkovskaya non era schierata a favore di una parte politica, denunciava con la stessa precisione la crudeltà di Putin e le vendette dei guerriglieri ceceni. Fu la testimone obiettiva delle stragi del teatro Dubrovka e della scuola di Beslan. Parla Ilia (figlio di Anna Politkovskaya): (prima versione) Lei non ha mai aiutato i guerriglieri, la gente che si è macchiata di sangue non rappresentava mai nemmeno un tema per discussione, nello stesso tempo, a causa della sua onestà, ho sentito che i guerriglieri avevano molto rispetto per lei è il segno questo rispetto era che sono stati loro ad invitarla per condurre le trattative a Nordosch (seconda versione) A mia madre era stato vietato comparire sui canali della Tv di stato e di pubblicare i suoi articoli nei giornali di stato. Il suo parere è equiparato a quello di un traditore della patria. La versione ufficiale è quella che dipinge mia madre come filo-guerrigliera ed è falso perché lei non ha mai aiutato i guerriglieri, però la rispettavano e l’hanno invitata a condurre la trattativa di pace. TG Dubrovka Autore Nel teatro di Mosca assediato dai gueriglieri kamikaze ceceni la sera del 23 ottobre 2002 c’erano 850 persone. Rimasero sequestrate per tre giorni, finchè le forze speciali russe intervennero pompando un misterioso gas chimico, in teoria non letale, nell’impianto di ventilazione. Il blitz si concluse con la morte di 39 terroristi e 129 ostaggi. Parla Ilia (figlio di Anna Politkovskaya): Durante il sequesto a Dobrovka mi madre si trovava in America. Appena tornata è andata subito là – io l’ho raggiunta all’aereporto portandele vestiario caldo perché allora faceva freddo. Autore Durante le lunghe trattative precedenti, Anna Politkovskaya era stata chiamata dai guerriglieri come l’unica persona di fiducia capace di mediare tra le parti. Qui la vediamo entrare nel teatro assediato con due borse di acqua. Fu costretta ad uscire poco dopo. Nella gestione di quella emergenza, Putin intervenne infatti in prima persona, ordinando che venisse completamente isolata l’area, cacciati testimoni e curiosi, per affrontare i terroristi con un’azione militare decisa. Parla Ilia (prima versione) Senz’altro aveva paura e ne aveva parlato ma poteva controllarsi ed apparentemente rimaneva molto tranquilla. (seconda versione) Mia Madre era sicura di sé, probabilmente non voleva manifestare i suoi timori anche se dopo a posteriori mi ha detto che aveva paura, una volta dentro ha avuto paura. Parla Anna Politkovskaja: La maggior parte delle donne kamikaze sono persone portate alla disperazione da tutto ciò che ho raccontato. Madri e sorelle di scomparsi che hanno bussato alle porte di tutte le sezioni di polizia ma che hanno ricevuto sempre la stessa risposta: “non ci sono più, sono scomparsi: rassegnatevi”. Dal 2001 queste donne hanno iniziato a dire apertamente che a loro non rimane più niente se non farsi giustizia da sé. Non vedono altro senso nella loro vità se non la vendetta. Parla Babicki (bravissimo giornalista, ora all’estero perché minacciato ed amico di Anna Politkovskaja): Umanamente è stata molto impulsiva, rispondendo prontamente con molta compassione alle disgrazie della gente, tutto ciò va oltre l’attività giornalistica, nei suoi articoli c’è poco materiale o pochi frammenti dedicati particolarmente alla resistenza, lei si interessava della crudeltà, ovvero smascherava la crudeltà dei militari russi e descriveva la sofferenza della gente, spesso è stata accusata di non aver mantenuto le distanze, di essere stata protagonista degli eventi, penso si tratti di quel giornalismo che deve essere fatto proprio in questo modo. Parla Anna Politkovskaja: Per me, come giornalista, prima di tutto vengono le esigenze della popolazione civile. Loro dicono che non c’è differenza che arrivi un bandito di Maskhadov o di Putin. Loro vogliono vivere. Cimitero Beslan, (parla la mamma di una maestra morta nella scuola): Mia figlia era un insegnante ed ha lasciato una bambina che aveva un anno. La bimba ora va a scuola e le sono rimasta soltanto io. Autore l'1 e il 3 settembre 2004 i guerriglieri ceceni si erano asserragliati nelle aule nella scuola di Beslan, nella repubblica autonoma dell'Ossezia del Nord, tenendo in ostaggio 1127 persone tra adulti e bambini. TG Autore Dopo giorni di trattative fallite, le teste di cuoio russe entrarono nell'edificio, che era stato minato con trappole esplosive, e fu una strage. Morirono 186 bambini e 198 civili. In quella occasione Anna Politkovskaya si offerse per la mediazione ma sull'aereo che la trasportava a destinazione, subì un misterioso avvelenamento. Voleva essere presente anche per dare protezione e forza all’offerta di mediazione di Maskhadov, esponente dell’ala moderata della guerriglia cecena e presidente non riconosciuto della regione. Ma anche questo tentativo venne sabotato dai russi che volevano campo libero nella gestione militare dell’assedio. Parla Muratov (dir. N.G.): Quindi voleva essere un omicidio, certamente non ho alcun dubbio su questo è palese che non volevano farla arrivare là Autore Il suo nome non è noto al grande pubblico, ma Babitsky è un’altra firma eccellente tra quelle dei giornalisti russi vittime del regime. Parla Babicki (bravo giornalista ecc.): Vladimir Putin ha dichiarato che ero traditore e che l’attività dei giornalisti come me era più dannosa rispetto ad un distaccamento dei guerriglieri armati di mitra Autore Più volte minacciato, vive oggi in Cecoslovacchia, voce di Radio Liberty. Avrebbe voluto anche lui andare a Beslan, ma venne fermato all’aeroporto con un pretesto e bloccato. E’ lui oggi il maggior esperto del Caucaso. Parla Babicki (brovo giornalista ecc.) Penso, che ciò, è stato fatto affinché i giornalisti come me o come Politkovskaja, non potessero raccontare ciò che stava accadendo a Beslan, non volevano, non erano pronti a nessun genere di trattative ne con i terroristi, ne mettiamola cosi con l’ala moderata della resistenza con a capo Aslam Maskadov Parla Muratov (dir. N.G.): Per l’intermediazione di Akmed Zakaev rappresentate di Maskadov, che si trovava a Londra, Anna era riuscita a farsi garantire che lo stesso Maskadov fosse pronto ad andare a Beslan per darsi in cambio degli ostaggi della scuola, i giornalisti servivano affinché come ebbe a dire Maskadov non lo uccidessero per la strada, i media dovevano scortarlo se no non se ne sarebbe fatto nulla. Parla Babicki (bravo giornalista ecc.): Ho comprato i biglietti per la mattina successiva e la mattina io e il mio collega di france-press siamo andati all’aeroporto, inizialmente, mentre stavamo passando la zona di controllo ci hanno fermati, ci hanno tolti dal volo dicendo che nel mio bagaglio sarebbero state trovate tracce di sostanze stupefacenti, abbiamo tentato di imbarcarci al secondo volo, ma nella sala di attesa sono stato avvicinato da due giovanotti quasi ragazzi e di fatti hanno ingaggiato una rissa, dopo di che siamo stati portati tutti e tre al commissariato della polizia e io sono stato arrestato. Parla Muratov (dir. N.G): Anna in aereo per Beslan, luogo della strage nella scuola ha chiesto del tè che evidentemente era avvelenato, quando è arrivata all’aeroporto di Rostov aveva pressoché già perso i sensi è riuscita solo a chiamarmi al telefono dicendomi che stava morendo, quando l’abbiamo raggiunta era ricoverata al reparto malattie infettive, il fatto che sia vissuta è stato sicuramente un miracolo, cosa c’è di interessante in tutto ciò? tutte le analisi che le hanno fatto i medici del pronto intervento in aeroporto dal vomito, al sangue si sono perse, (sono state prelevate dal FSB) le indagini sull’omicidio non hanno mai considerato questo episodio. Autore Questo è ciò che resta della scuola di Beslan. L’edificio semidistrutto è diventato un museo all’aperto e luogo di pellegrinaggio per centinaia di famiglie, un memorial all’aspetto più bestiale della guerra e dell’uomo. Grozny com'era, Grozny com'è: immagini slides a confronto con dissolvenze. Autore La Cecenia oggi torna a rivivere. Gli edifici ricostruiti, e ovunque sorgono nuovi grattacieli. Ma è diffcile cancellare l'orrore dalla memoria della popolazione. Tra le tante vittime della guerra cecena ci sono anche i tanti civili desaparecidos, un crimine del quale viene sospettato l’apparato di polizia che circonda Kadirov, l’uomo forte della regione sostenuto da Putin. Questa pratica venne ripetutamente denunciata da Natalia Estemirova ed è certamente una delle cause del suo omicidio. Parla signora con foulard in testa (testimone e amica di Natalia Estemirova): Il 10 gennaio 2000 le forze federali russe hanno bruciato vive le mie due sorelle, e insieme a Natascha nel 2000 siamo andate per tribunali a richiedere che venissero fatte delle indagini e un processo, lei se ne preoccupava quasi più di me, voleva giustizia, poiché non siamo riuscite ad ottenere nulla, ci siamo rivolte al tribunale Europeo per i diritti dell’uomo e là stanno esaminando il caso tuttora. Parla signore con cappello nero (testimone e amico di Natalia Estemirova): Era un maestro di scuola fino alla fine del 1999 quando tutti scappavano e le scuole vennero chiuse, un giorno arrivarono gli uomini e mi rapirono portandomi in una palestra, lì mi percossero e mi torturarono per vari giorni a lungo, volevano che mi auto-accusasi quale detentore di armi e mitragliatrici e di tritolo, ma io non ero al servizio di nessuno e non avevo armi, se la presero con me come facevano anche con gli altri cittadini, mi minacciarono di morte, mi sfregiarono e mi tagliarono l’orecchio e mi lasciarono in una prigione segreta. Dopo tre mesi che ero stato in prigione, mi sono rivolto a Memorial, là ho conosciuto Natascha, con Natascha quando gli Sciantii (poliziotti) sono andati via dalla prigione segreta nel 2006, ci facevamo da guida a vicenda nella caserma abbandonata, abbiamo trovato 106 album di fotografie, che avevano lasciato gli Sciantii, delle persone che erano state arrestate e che erano sparite nel nulla, in tanti hanno scritto sulle pareti il proprio nome, attraverso i quali si sarebbe potuto conoscere l’identità di molti di loro, poi è accaduto che sono venuti con tre autocarri e hanno portati dei copertoni gli hanno dato fuoco ed hanno cancellato tutto. Autore Apti Zajnalov scomparve il 6 luglio 2009 e sua madre non si da ancora pace. Parla la madre di Apti (testimone e amica di Natalia Estemirova): Mio figlio Apti è stato rapito nel 2009, il 27 giugno a Grozny, intorno al 20 giungo no, il 30 giugno mi chiamano da Memorial, era Estemirova e mi dice che mio figlio è piantonato in ospedale ad Ackojmartan, l’ho raggiunta alla sede di Memorial, ma poiché era troppo rischioso per entrambe abbiamo deciso di non fare nessuna azione e di informarci meglio, finalmente il 07 luglio siamo andate ad Ackojmartan, quando siamo arrivate all’ospedale Isaev un collaboratore di Memorial è uscito dalla macchina, perché se fossimo andati tutti dal procuratore, in quel momento potevano portare altrove mio figlio, invece con Natalia siamo andati dal procuratore, dove ci hanno lasciato in attesa e mandandoci da un ufficio all’altro, cosi alla fine ho deciso di andare ugualmente all’ospedale dove era mio figlio, all’ingresso c’era Isaev il collaboratore di Memorial che mi ha avvertito che volevano portare via mio figlio e che c’era una macchina che girava attorno all’ospedale, pian piano ho iniziato a girare il reparto di chirurgia, e attraverso le finestre ho visto che dietro l’uscita di sicurezza c’era una macchina bianca, è stato allora che ho visto Apti attraverso l’uscita di emergenza, una guardia lo reggeva così… era una situazione difficile, ma cosa potevo fare, mi sono messa a girare per il reparto, si sono avvicinate due infermiere, mi hanno detto che Apti era stato portato là il 28 era stato operato ad una gamba e all’intestino e sulla testa aveva la tintura di iodio, perché lo avevano picchiato con il calcio delle pistole. Autore Lei non sa dove è suo figlio? Parla la madre di Apti (testimone e amica di Natalia Estemirova): No assolutamente, qualcuno dice a Gudermes qualcuno a Nojai-yurt, la Estemirova il 13 di luglio nell’ufficio del Memorial mi ha dato questo promemoria dicendomi che mio figlio si trovava nell’ospedale di Gudermes e ci saremmo dovute andare insieme. Il 15 l’hanno uccisa. Autore L’inchiesta sulla sorte di Apti è stata una delle ultime indagini affrontate con grande coraggio da Natalia Estemirova IMMAGINI TG Erano le 8.30 del mattino, 15 luglio 2009. Come tutti i giorni, a grozny, Natalia Estemirova usciva di casa per andare alla fermata dell'autobus (camera-car mentre vengo accompagnato sui posti) Uomo che parla nel camera-car: Dal terzo o dal quarto piano di questo palazzo, qualcuno ha visto tutto. Lei abitava qui… ed è uscita da questo portone… e si è incamminata per questa strada… I testimoni hanno detto che dietro di lei camminava una ragazza. Evidentemente era una basista che stava parlando al telefono. La, dove ora ci sono i blocchi di cemento era parcheggiata un auto ziguli modello 7. Quando lei l’ha raggiunta sono uscite delle persone dalla macchina e l’hanno caricata a bordo con la forza. L’hanno rapita anche se era l’ora di punta, e quindi c’era molta gente che andava al lavoro. Lei si dirigeva verso questa fermata del pulmino navetta per andare al lavoro. E’ stata rapita, circa alle otto e 15 e verso mezzogiorno l’hanno trovata già morta in Inguscezia. Autore Qui è stata rapita, trascinata su un'auto, uccisa e scaricata poi al bordo di questa strada in Inguscezia. Da allora, buio fitto su killer e mandanti. Parla Milana (collega di Natalia Estemirova al Memorial di Grozni): A volte si dice che si hanno presentimenti ma quel giorno niente, ho provato a chiamarla ma non riuscivo a contattarla, se aveva appuntamenti quel giorno poteva essere normale che avesse spento il suo cellulare, e c’era quel giornalista l’aspettava, è pure arrivata sua figlia, perché si davano appuntamento a Memorial e ho chiesto a Lana quando sua mamma era uscita di casa? mi ha risposto che era uscita dopo le 08:00 di mattina e che diceva di avere un appuntamento con un giornalista, è a quel punto che ho cominciato ad avere paura… poi abbiamo trovato qualcuno che ha detto che aveva visto quando Natascha era stata rapita. Poi verso sera abbiamo saputo che il corpo di Natasha era stato ritrovato. Autore Perché lei ritiene che Ramzan Kadirov sia colpevole dell’uccisione di Natalia Estemirova? Parla Orlov del Memorial di Mosca Non so chi ha impartito l’ordine di uccidere Natalia Estemirova, se sia stato Kadirov o qualcuno dei suoi subalterni ad impartire l’ordine per ingraziarsi i superiori, non lo sappiamo è una pista una delle più importanti, una delle principali piste su un possibile coinvolgimento di Ramzan Kadirov nell’uccisione di Natalia Estemirova. La sua colpa politica per ciò che è accaduto secondo me invece è evidente e indubbia. Ramzan Kadirov non dirige solo i funzionari ma è a capo delle forze dell’ordine, dei poliziotti e truppe del ministero dell’interno che operano nella repubblica Cecena. Lui stesso lo scrive nei suoi blog: “sono io il responsabile per tutto ciò che accade nella repubblica cecena”. Lui impartisce gli ordini ai suoi subalterni poliziotti, per questo lui è il responsabile sia per le loro azioni che per la loro inazione. Parla Muratov (dir. N.G.): La Estemirova l’ho avvisata io stesso, Natascha lei dovrebbe andare via perché ha passato un determinato limite, a Kadirov ora tutto è concesso e lui non farà la pace con coloro i quali improvvisamente fanno emergere informazioni alternative su quella repubblica che lui vuol vedere fiorente. Parla Stanislav Dimitryevski dell’ Associazione Cecenia – Mosca: Lui la odiava mentre era ancora viva e poteva in presenza di gente scagliarsi contro di lei coprendola di parolacce, si trattava di odio viscerale nei confronti di una persona che non voleva adattarsi a giocare secondo le regole da lui imposte. Parla Babicki (bravo giornalista): Era disposta a una cooperazione ragionevole, ad esempio quando Kadirov le aveva proposto di entrare a far parte di un consiglio istituito presso la sua presidenza, se non erro il consiglio per gli affari femminili, lei è entrata in quel consiglio ma lui l’ha espulsa poco tempo dopo perché lei si pronunciava contro l’obbligo di far vestire le donne con foulard e gonne. Certo, questo è solo il pretesto per liberarsene di una come lei. Autore Questo edificio di Grozny è il cuore del potere politico di Kadirov, il presidente che ha gestito la trasformazione della cecenia da provincia russa a repubblica federale. E’ succeduto al padre, ucciso nello stadio di Grozny nel 2004. TG stadio Autore Ma chi è Ramzan? Qui vediamo come si comportava qualche anno fa in una festa di villaggio. E’ lui oggi a governare con pugno di ferro e una milizia personale brutale la regione del Caucaso. L’incarico glielo ha conferito lo stesso Putin. Sostituta Anna Politkovskaja alla Novaja Gazeta Ciò che mi viene più spesso in mente in relazione a Natascha è che l’ultima settimana noi abbiamo lavorato in cecenia insieme, con Tania Lacshina e il giorno dopo la nostra partenza lei è stata rapita ed uccisa. Sono morti l’anno scorso altri quatto partigiani per i diritti dell’uomo, dopo l’omicidio di Natascha Estemirova in Cecenia. Autore Dopo la morte di Natascha è cambiato qualcosa nel vostro modo di lavorare qui a Memorial? Parla signora (testimone e amica di Natascha Estemirova con maglione nero con sfondo tenda color oro): Si è cambiato, abbiamo capito che non siamo assolutamente protetti e che bisogna lavorare diversamente, i metodi delle nostre attività non sono cambiati, certamente non è cambiato il nostro punto di vista come in passato vediamo i problemi e proviamo a risolverli, ma capiamo che farlo cosi come lo faceva Natascha è impossibile, perché immischiamo non solo noi stessi, ma anche le nostre famiglie e l’organizzazione è per questo che proviamo ad essere più attenti, pesiamo ogni parola, proviamo ad essere personaggi non pubblici mentre Natascha era il viso di Memorial. Parla Orlov - direttore del Memorial di Mosca Anzi il signor Kadirov e il suo entourage, nei loro discorsi una volta dopo l’altra equiparano i partigiani per i diritti dell’uomo o la gente che semplicemente critica il regime ai guerriglieri e ai terroristi. In una sua intervista RanzaKadirov dice chiaro e tondo: considero queste persone uguali ai banditi e ai terroristi, lo dice in tv un altro uomo più vicino a Kadirov il signor Adam Delimanov colui che è stato chiamato da Kadirov il suo braccio destro. Anche il signor Adam Delimanov ha detto pubblicamente in tv pochissimo tempo prima dell’uccisione di Natascha Estemirova ecco la citazione: ci sono cosi dette persone che si fanno chiamare partigiani per i diritti dell’uomo, loro aiutano gli sciatan rappresentano i loro interessi e difendono le loro azioni, chiacchierano sul conto della nostra polizia, se Allah lo vorrà in base alla responsabilità che abbiamo assunto io e il presidente RnazanKadirov compiremo il nostro dovere e annienteremo gli sciatan, coloro che aiutano loro e coloro che mentalmente sostengono loro. Queste parole meravigliose sono state pronunciate in una tv pubblica, secondo me, partendo da tutto questo l’insieme di tutte le informazioni di tutto ciò che sappiamo delle Cecenia e sono fatti, inconfutabili fatti, ho validi motivi per parlare della colpa diretta di Ranzakadirov per tutto ciò che è avvenuto in cecenia e per l’omicidio di Natascha Estemirova Autore: Kadirov oggi nega decisamente qualsiasi implicazione nei fatti a lui imputati. Per queste accuse, Orlov è stato denunciato dallo stesso Kadirov per diffamazione, da cui però è stato assolto con formula piena dall'accusa. Su esecutori e mandanti dell'omicidio di Natalia Estemirova, resta ancora il mistero. Parla Muratov (dir. N.G.): E’ incomprensibile come sia stato possibile che non abbiano controllato la macchina, malgrado ci siano posti di blocco ogni 500 metri questo significa almeno, per noi significa che in quella macchina c’erano sedute persone con documenti delle forze dell’ordine, e cosi Natascha è stata uccisa, ora provano a scaricare il suo omicidio ad un'altra persona che a sua volta era già stata uccisa e se ne sono lavati le mani. Autore A che punto è l’indagine sull’omicidio di Natalia Estemirova? Parla Orlov - direttore del Memorial di Mosca All’inizio c’era sembrato che le indagini seguissero più di una pista, tra i motivi cerano l’omicidio per rancori personali, poi c’era la pista di coinvolgimento delle forze dell’ordine cecene cioè dei poliziotti ceceni ora rappresentanti locali al potere e noi sappiamo che gli inquirenti hanno lavorato molto attivamente su questa pista concentrandosi in particolare sul commissariato della polizia del distretto di Curcialoi. All’inizio del 2010 gli inquirenti si sono concentrati su una sola pista, coinvolgimento nell’omicidio di Natalia Estemirova di un gruppo di guerriglieri, praticamente questa pista è stata imposta dall’alto e questa versione è stata inviata al gruppo di investigatori, e da quel momento le indagini si sono concentrate solo ed esclusivamente su questa pista. Recentemente il signor Bastrichin capo dell’ufficio di investigazione presso la procura generale russa ha fatto una dichiarazione, proprio dopo la diffusione del nostro rapporto, che lui ha incaricato un gruppo di inquirenti di tornare indietro e di fare la verifica di tutte le altre piste. Noi siamo contenti di questa circostanza. Autore A che punto si trova ora il processo di Natalia Estemirova? Ramzan Kadirov – presidente Cecenia: Secondo gli ultimi rapporti fatti a me il delitto è stato risolto o quasi. Si conoscono già i colpevoli ma le indagini sono ancora in corso e sono condotte dall’ufficio investigazioni della federazione russa. Autore E’ difficile pensare che solo 10 anni fa Grozny è stata luogo di orrori. Perfino i giornalisti faticano a immaginare la portata della tragedia che qui si è consumata, anche se gli attentati delle settimane scorse hanno riportato indietro l'orologio della storia. Parla Orlov - direttore Memorial Mosca: Grozny oggi è bella, palazzi residenziali e strade illuminate l’impressione è quella di una società in felice espansione, succedeva la stessa cosa negli anni 30 quando molti osservatori europei scrittori,giornalisti e filosofi famosi venivano qui a guardare le costruzioni e le fabbriche, tutto sembrava meraviglioso e non vedevano quella paura diffusa dappertutto, è la stessa che oggi sta dietro le pareti della ricostruita Grozny. Autore C’è pace in Cecenia oggi? Parla Kadirov – presidente Cecenia: Si, certamente. Da noi nella nostra repubblica ci sono stati avvenimenti tragici, azioni di guerra, il terrorismo internazionale ha scatenato una guerra contro uno stato sovrano, la Russia e noi abbiamo pagato caro per la situazione attuale. Da garante della costituzione posso rispondere che alla data odierna nella nostra repubblica c’è pace e stabilità ed è in corso la prosperità. Parla Orlov – direttore Memorial Mosca: Rispetto al 2000 o al 2002 quando venivano cannoneggiati i centri abitati e quando Grozny era un cumulo di macerie, se facciamo il paragone, in questo senso allora si, che si può dire che c’è pace in Cecenia, se invece facciamo un paragone con una normale vita dell’uomo allora di quale pace si può parlare? quando le persone vengono rapite, la gente sparisce, quando si continua a sparare e viene versato sangue? Parla Stanislav Dimitryevski dell’ Associazione Cecenia – Mosca: La paura è diffusa alla pari della depressione mischiata con la speranza, perché molti vogliono sperare sinceramente, basta ricordare queste scritte: Ramzan ti ringraziamo per Grozny, la gente vuole credere che c’è una persona che è venuta ed ha salvato tutti ed ha ricostruito tutto, finche non gli ha toccato la sua famiglia, finche non gli hanno bruciato la casa, finche non gli hanno rapito il figlio, effettivamente sono poche le persone che si rivolgono a noi perché gli hanno rapito un figlio, perché lui ne a altri due e teme che sia peggio. Parla Milana - collega di Natalia Estemirova al Memorial di Crozny: I responsabili di questi delitti non vengono mai trovati, non sono mai stati puniti. Disgraziatamente è una cosa sistematica nel nostro paese. Altri giornalisti sono morti prima di Natascha, altri attivisti dei diritti umani sono stati assassinati prima di Natascha. Perché ho scritto un libro su Natalia Estemirova? È perché: quando si dice che sono morte un certo numero di persone in Cecenia rimane solo un numero. Per me era importante raccontare la vita di queste persone. Parla Natalia Estemirova: Oggi, come risultato di queste pratiche la società in Cecenia è assolutamente incapace di fare anche un singolo gesto indipendente per opporsi alle azioni governative contro i civili. E’ assolutamente prostrata e non può proteggersi. Autore Grozny era stata ricostruita è una città occidentale è ormai nuova moderna però sotto c’è un animo di paura. Parla Kadirov – presidente Cecenia: Non lo sento, ho molti contatti con il popolo, la gente gira per le strade sia di giorno, sia di notte. Le sale sportive sono piene zeppe, palazzi di cultura, cinema, teatri sono sempre pieni di gente. Quindi da noi non c’è questa paura. Parla Babicki (bravo giornalista): Ma lui gode di una certa popolarità perché è riuscito di fatti a ricostruire la repubblica da capo ed è risultato un ottimo capo cantiere, lui da zero ha ricostruito la città di Grozny, ha ricostruito numerosi edifici distrutti ed ha fatto molte nuove costruzioni, cioè se deve essere caratterizzato in breve è una persona con la doppia faccia, costruttore boia o boia costruttore. Sostituta Anna Politkovskaja alla Novaja Gazeta: Oltretutto noi parliamo dell’appoggio da parte della maggioranza della popolazione Cecena alla politica attuale, ma in realtà penso che si tratti solo di un compromesso volto alla sopravvivenza, perché la guerra non è mai una via di uscita, la gente è stanca, ciò che sta avvenendo è terrore, ma bisogna sopravvivere pur essendo sottoposti al terrore, perciò è una specie di compromesso che i ceceni hanno stipulato tra di loro, loro sopportano, sopravvivono sapendo che niente è eterno . Autore Vista la veloce ricostruzione di Grozny come è possibile? E’ cosi ricca la Cecenia? Ricevete molti aiuti dalla Russia? Parla Kadirov – presidente Cecenia: Certamente noi siamo inseriti, nel programma federale, un programma mirato alla ricostruzione della repubblica, riceviamo annualmente aiuti finanziari dal centro federale e anche dai bilanci locali, la maggioranza dei lavori in corso le nuove costruzioni sono tutti fatti con investimenti. Attualmente nella nostra repubblica non esistono problemi. I lavori di ricostruzione proseguono a pieno ritmo, anche lo sviluppo economico della repubblica prosegue a pieno ritmo. Autore Non solo Cecenia. La libertà di stampa è minacciata dappertutto. Putin ha dichiarato più volte e pubblicamente, di disprezzare l'intera categoria dei giornalisti. La conseguenza è quella di far sentire in pericolo di vita chiunque voglia esercitare il proprio mestiere di cronista e testimone . Si stima che siano oltre 200 i giornalisti russi morti ammazzati negli ultimi 20 anni. Tra questi la giovane giornalista Anastasia Baburova. Ma anche l'avvocato che aveva denunciato le sevizie di un colonnello dell'esercito russo in Cecenia, Stanislav Markelov, ha fatto la stessa fine. Vennero uccisi entrambi a Mosca il 20 gennaio 2009, mentre uscivano da questo edificio. Parla Muratov (dir. N.G.) Stanislav Markelov il nostro avvocato, che ci ha difeso all’incirca in 30 cause e Natascha Baburova, una ragazza giovane che era una stagista e ancora non era neanche entrata a far parte della redazione. Sono stati uccisi da fascisti in una spedizione punitiva, coloro che hanno sparato sono stati arrestati e sono tuttora sotto processo al tribunale cittadino di Mosca. Autore Markelov, attivista per la difesa dei diritti umani, in particolare sulle vicende del Caucaso, aveva preso le difese di una ragazza cecena seviziata e poi uccisa dall’ex colonnello dell’esercito russo Yuri Budanov. Il militare era stato già denunciato per questo dalla Politkovskaya. Venne successivamente arrestato e giudicato colpevole. Ottenne la scarcerazione prima di scontare tutta la pena. Nel giugno scorso, venne a sua volta ucciso. Parla Stanislav Dimitryevski dell’ Associazione Cecenia – Mosca: Le persone coinvolte nel processo Budanov, aiutando le vittime a trovare giustizia sono state uccise. Sono tre persone, inanzitutto Natascha Estemirova perché il primo luogo dove si sono rivolti i famigliari di Kungaeva era il Memorial. All’epoca Natascha ha iniziato a lavorare lì. Seconda persona è stata Stanislav Markelov che per un determinato periodo di tempo ha rappresentato gli interessi della parte lesa. Anna Politkovskaia ha scritto su questo processo in continuazione, anche se penso che non bisogna legare tutto e soltanto al caso Budanov. Autore I mandanti di tutti gli omicidi restano sempre nell’ombra. Ma la manovalanza viene assoldata spesso tra le file dei nazi-skin, la frangia giovanile estremista di Mosca. Sono stati loro i killer dell’avvocato Markelov e della Baburova. Parla Muratov (dir. N.G.): Mentre per quanto Cecocinchin e Domnikov ci sono di mezzo interessi di stato e la lotta alla corruzione, qui siamo davanti ad una storia diversa connessa con la rinascita di tradizioni nazionaliste e naziste in Russia. Queste sono organizzazioni da non sottovalutare, la nostra redazione continua a ricevere ogni tipo di minaccia da parte loro, come tutti i nostri collaboratori. Autore Ci sono ancora dei giornalisti della Novaya Gazeta minacciati ora? Parla Muratov (dir. N.G.): Si, purtroppo si, a volte siamo costretti a trasferire le persone da Mosca, altre volte dobbiamo disporgli una scorta privata, la maggior parte delle minacce provengono dai gruppi nazionalisti. Uno degli ultimi episodi riguarda un pedinamento di uomini armati con una macchina priva di targa nei confronti di un commentatore molto importate per il giornale Iulia Latinina. Abbiamo riferito alle autorità il fatto e sono state trovate le macchine e le persone, ufficialmente era un tentativo di minaccia alla vita della giornalista, che per caso è stato scongiurato Autore Michail Beketov, un reporter locale di Khimky aveva dato voce alla protesta popolare contro la distruzione della foresta prevista nel progetto dell'autostrada Mosca-San Pietroburgo . E' stato brutalmente picchiato davanti a casa sua e lasciato agonizzante in una gelida notte d’inverno. Beketov si è miracolosamente salvato, ma è semiparalizzato, non riesce più a parlare ed ha una protesi alla gamba. Lo abbiamo incontrato a casa sua, ma senza interviste. Autore I media russi sono in parte direttamente controllati dal governo, gli altri in mano agli oligarchi amici del Sistema. Difficile in questo clima pronunciare la parola libertà. Parla Muratov (dir. N.G.): Esistono media liberi e sono la carta stampata e internet. Evidentemente nella nostra società c’è il bisogno di un punto di vista alternativo. Negli ultimi due anni è apparsa questa necessità, lo vediamo nel forte aumento dei nostri lettori. Tutti i canali della televisione federale sono di pura propaganda, una grossa macchina di propaganda. Per esempio quando è avvenuta l’azione terroristica a Domodedovo entrambi i canali più importanti non sapevano se mostrarla o no, aspettavano istruzioni… mentre internet riportava già abbondanza di particolari. TG attentato Domodedovo Gli ultimi attentati di Grozny e la strage recente all'aeroporto moscovita di Domodedovo hanno riaperto la strada dei raid delle forze speciali russe, e le rappresaglie dell'ala dura della guerriglia dissidente. Autore Esiste ancora la guerriglia Cecena? Parla Kadirov – presidente della Cecenia Non sono guerriglieri, io li chiamo gli sciaitan, gli indemoniati, ci sono decine diciamolo cosi di “sbandatati” provenienti dalle file di formazione terroristica, che fanno capo a Umarov. Ma è impossibile che in seguito alle loro minacce posso cambiare la situazione, una cosa del genere è impossibile, perché l’unico popolo che abbia vinto la guerra al terrorismo è il popolo Ceceno. Il 98% della popolazione decisamente appoggia la situazione attuale mentre il 100% è contro di loro. Parla Stanislav Dimitryevski dell’ Associazione Cecenia – Mosca: Hanno assaltato il parlamento, domani magari assalteranno la sede del governo, dopodomani faranno un agguato contro un convoglio militare poi faranno saltare in aria un posto di blocco della polizia stradale purtroppo tutto ciò è un tram tram quotidiano. Sostituta Anna Politkovskaja Questo è il legame tra la causa e la conseguenza, la guerriglia esiste perché la popolazione l’appoggia e se la popolazione smettesse di nutrire la guerriglia e di appoggiarla in qualche altro modo, allora la guerriglia smetterebbe di esistere, ciò nonostante la guerriglia si è estesa al Daghestan, all’Inguscezia a Kabardino-Balcaria a Karacevocircazia e fino all’Ossezia del nord. Autore La guerra cecena non è finita. L’ultimo capo riconosciuto della guerriglia è oggi Umarov. E’ lui ad aver rivendicato l’attentato di Domodedovo e a portare avanti i continui attacchi a militari e civili, che mirano a destabilizzare il governo filo-russo di Kadirov. (Chiedere a Babitsky un pezzo dell’intervista a Umarov) Parla Kadirov – presidente Cecenia Umarov è il rappresentante di Al-Qaeda e per ciò il nostro obbiettivo è di annientarlo in modo da farlo cessare di fare dichiarazioni. Parla Babycki (bravo giornalista): Umarov durerà ancora a lungo, perché il movimento che include alcune centinaia di uomini sparsi in tutto il Caucaso del Nord non ha bisogno di cospique risorse e questi uomini possono combattere per anni. E’ evidente però che questo movimento non provocherà proteste di massa su vasta scala e che Umarov non avrà mai un esercito e che non andrà oltre i limiti di questa situazione del tutto marginale… di questo ho la certezza. Parla Anna Politkovskaya: Credo che Al-Qaeda sia un paravento dei nostri potenti per nascondere i propri errori quando non riescono a fronteggiare gli attacchi terroristici. TG attentato a Crozny Autore Ancora pochi mesi fa ci sono stati sanguinosi attentati nel cuore di Grozny. Autore Ma ci sono ancora molti militari Russi? Parla Kadirov – presidente Cecenia Certamente, sono di istanza permanente, noi abbiamo qui due brigate del ministero della difesa Russo e una brigata del ministero dell’interno Russo, il CauCaso è una parte integrante della Russia, qui passa la frontiera dello Stato e per proteggerla devono rimanere le truppe sia nel Daghestain sia nella repubblica Cecena. Autore Intanto la ricostruzione va avanti, la Cecenia è diventata una democrazia, ma la libertà di stampa è prevista ? Parla Kadirov – presidente Cecenia: Noi lo chiediamo, a tutti coloro che sono venuti qui ho sempre detto che scrivessero la verità e non le menzogne. La gente moriva per la libertà di parola e di espressione difendendo l’onore e la dignità. Autore Perché Mosca non vuole che si inviino osservatori internazionali in Cecenia? Parla Anna Politkovskaja: E’ chiaro che non li vogliono perché sono stati commessi molti delitti. Gli osservatori internazionali sarebbero testimoni,vedrebbero le donne violentate e capirebbero chi le ha violentate, vedrebbero i cadaveri. Per questo l’accesso è limitato al massimo. La non ci sono testimoni e si vuole che non ce ne siano. Ma la realtà è che i leader occidentali si sono messi d’accordo con Putin, e il prezzo di questo compromesso è la Cecenia. Sostituta Anna Politkovskaja Quel grande lavoro condotto da Anna Politkovskaya con un grande aiuto di Natascha Estemirova è finito con la morte di Anna Politkovskaya, nessuno più lavora in Cecenia in tal modo, perché è pericoloso, perché la gente a paura, perché esiste già l’auto-censura della paura. Parla Muratov (dir. N.G.) Quel compito, che gli assassini si erano preposti, certamente è stato portato a termine, perché le informazioni dalla Cecenia di fatto non pervengono più. Lavorare là e dare informazioni con un punto di vista alternativo, diverso da quello del governo, non si può, lo dico francamente ai miei collaboratori a chi tenta di andare là. Viaceslav che segue se non è interessante: farlo saltare Parla Viaceslav Ho pubblicato un articolo il 10 luglio del 2008, il titolo era: Magomez Sale Maltaiev sono stato per 4 mesi ostaggio di Kadirov, ho conosciuto Magomez Sale due settimane prima della pubblicazione di questo articolo, è stato lui a venirmi incontro, dopo il suo racconto gli ho detto che non potevo scrivere su questo argomento perché sarebbe stato molto rischioso per lui. Lui mi ha risposto che insisteva che io pubblicassi il materiale. Magomez Sale ceceno residente a Mosca all’epoca aveva 42 anni e 4 figli, dopo che l’articolo è uscito sulla Novella Gazeta Magomez Sales mi ha detto che si sarebbe recato in Cecenia per i funerali di una parente, perché lì si erano riuniti tutti i suoi fratelli. Io ho cercato di dissuaderlo, di fermarlo, lui mi ha risposto che mi avrebbe ascoltato come un padre ma che sarebbe partito lo stesso. E’ partito il 01 di agosto ed il 02 agosto è scomparso. Dal 02 agosto del 2010/2008 fino ad oggi non c’è alcuna traccia di lui. Autore Nell'intreccio di accuse e contraccuse, smentite ufficiali, disinformazioni e false piste attorno al delitto “eccellente” di Anna Politkovskaya, si apre oggi un barlume di verità. Dopo l'arresto del presunto esecutore materiale, il ceceno Rustam, sembra individuato anche l'organizzatore dell'attentato, l'ex ufficiale Dimitri Pavliucenkov, responsabile all'epoca della sezione pedinamenti della Polizia di Mosca. Il rapporto di indagine dice però che l'ufficiale “avrebbe ricevuto l'ordine da un'altra persona non identificata”. E qui ci si ferma. Parla Vera Politkovskaya, la figlia di Anna (Da fare) Autore Torniamo a Mosca, la capitale del nuovo impero russo. sempre più moderna, dinamica, uguale a quelle occidentali, ma l’oligarchia politica dei miliardari senza scrupoli che ha ereditato il potere dagli zar e dalla nomenklatura socialista È sempre lì. Chi sgarra paga caro.. Anche se appartiene a quello stesso giro che si spartisce il potere. Otto anni fa, il principale avversario politico ed economico di Putin e della Gazprom, Kodorkovsky, patron della Yukos, veniva “fatto fuori” con l'accusa di frode fiscale e messo in carcere. La sua società smantellata. Parla l'avvocato di Kodorkovsky La Yukos, rappresentava un assetto molto appetibile. Nello stesso tempo Kodorkovsky in quell’epoca aveva una posizione indipendente per quanto ciò fosse possibile, pur non avendo mai combattuto contro il potere. Questa sua indipendenza dava fastidio perché in lui qualcuno ha visto un concorrente politico, questa idea è stata inculcata all’allora presidente Putin dalla gente che era interessata ad eliminare un concorrente e Putin è un uomo molto succube dal suo entourage. Autore Chi ha o ha avuto interesse a mettere le mani sulla refurtiva? Parla l'avvocato di Kodorkovsky Basta guardare dove sono andati a finire gli assetti più appetibili della Yukos… ora appartengono alla società Rosneft. Sappiamo chi controlla la società Rosneft… è il signor Secin in prima persona. Il signor Secin è una delle persone più vicine a Putin. All’epoca dei fatti era il vice capo dello staff presidenziale di Putin. Dunque è tutto chiaro. Gli assetti sono controllati dalle persone le quali erano mandanti della rappresaglia ai danni della Yukos e di Kodorkovsky. TESTO MANIFESTAZIONE AGGIORNAMENTO ELEZIONI PUTIN Mosca, 5 febbraio scorso. A un mese dal voto per le presidenziali russe, sono scesi in piazza in 100mila per protestare contro lo strapotere di Putin, il nuovo Zar, e chiedere di voltare finalmente pagina nella storia della Russia. Il lungo corteo che vediamo in queste immagini riuniva tutte le galassie sparse dell'opposizione. I manifestanti hanno percorso il centro di Mosca con cartelli e bandiere, intonando slogan contro la politica repressiva dell'ex agente del KGB diventato presidente nel 2000, sull'onda della repressione brutale della guerra in Cecenia, dei raid delle forse speciali a Beslan e nel teatro Dubrovka, di una spietata campagna contro il dissenso interno e la libertà di stampa. C'erano 20 gradi sottozero nelle vie di Mosca, in una domenica d'inverno tra le più fredde degli ultimi anni, ma l'opposizione a Putin ha voluto far sentire comunque la propria voce, gridare forte e chiaro il proprio NO all'uomo che da 15 anni rappresenta il volto, solo apparentemente democratico, di quel Potere Centrale che non ha mai di fatto abbandonato il palazzo-fortezza del Cremlino. Tra i dimostranti c'era anche Oleg Kashin, il giornalista vittima dell'ultimo agguato criminale alla libertà di stampa, picchiato a sangue da una banda di naziskin prezzolati. Parla Oleg Kashin.... Parla un manifestante... Parla una manifestante… Parla il manifestante con la barba bianca… Le nuove elezioni presidenziali si sono svolte il 4 marzo scorso e, nonostante qualche sospetto di irregolarità e di brogli, hanno regalato a Putin una vittoria schiacciante, col 64 per cento dei voti sui suoi sfidanti diretti. Sarà il terzo mandato della sua inossidabile carriera politica, dopo la parentesi da primo ministro durante la presidenza del suo fedelissimo Medvedev. Davanti alle telecamere di tutto il mondo, nel suo discorso di ringraziamento ai sostenitori, Putin ha mostrato per la prima volta la debolezza di una lacrima di commozione. E' il segno che anche il regime dal pugno duro si arrende alla richiesta di un maggiore rispetto per la libertà di dissenso e i diritti civili? E' presto per dirlo, ma è cronaca dei giorni scorsi l'ennesima aggressione ai danni di due giornalisti della capitale, colpevoli soltanto di credere nel proprio mestiere. Nulla sembra cambiare mai, nelle terre-Impero degli Zar e dell'Orso Rosso. Abbiamo incontrato l'ultima vittima della repressione , Oleg Kashin. Qualche mese fa, è stato picchiato selvaggiamente con una spranga davanti a casa sua, nel centro di Mosca. Solo ora si sta lentamente riprendendo da traumi e fratture. Parla Kashin (nella manifestazione) In realtà qui, tutti quanti in sostanza sono contro Putin, per questo lo scopo è la Russia contro Putin. Un manifestante: Manca il respiro… c’è il salame ma manca l’aria Una manifestante: Dicono che la speranza sia l’ultima a morire… ma ora è diventata in qualche modo reale. Un manifestante (vecchio con barba): Andiamoci a ricontare i voti – ve li conto io i voti. Parla Oleg Kashin – giornalista picchiato : Collego l’aggressione contro di me con il fatto che da molti anni, da più di dieci anni, sono stato il primo a scrivere su di loro, sui naziskin, su movimenti giovanili filo-cremlino, creandomi nemici nelle loro file. Ho potuto vedere uno di loro, l’altro non l’ho visto. Erano senzaltro persone assoldate ed esistono persone che potrebbero essere committenti. Il nome di uno di loro l’ho pubblicamente pronunciato, è il leader Vasilii Yakemenko, il fondatore del movimento Nasci. Autore Hanno preso e giudicato chi l’ha picchiato? Parla Oleg Kashin – giornalista picchiato: No… ne esecutori materiali dell’esecuzione, ne mandanti. Il presidente Medvedev conosce la cerchia dei sospettati, mentre gli inquirenti no, infatti il presidente, nell’ultimo suo discorso sul mio caso, dice che sarebbe a conoscenza della cerchia dei sospettati di aggressione nei miei confronti. L’unica conclusione che si possa trarre è che il presidente copre i veri criminali. Autore Ieri l’ho vista sfilare con tutta la gente… lei cosa spera e la gente cosa spera nel futuro. Parla Oleg Kashin – giornalista picchiato: E’ importante per me che la gente ha imparato a scendere in piazza, entrare in politica, diventare osservatori al voto e semplicemente far crescere il proprio attivismo civico. In queste condizioni non ha importanza chi sarà eletto presidente. Ciò che è avvenuto in piazza e ciò che lei ha visto, è molto più importante. TG Daghestan (gennaio) Autore Il 15 dicembre 2011, Khadzhimurad Kamalov, direttore del giornale indipendente “Cernobik”, è stato ucciso a Machakala, nel Dagestan. Era un giornalista molto popolare e noto nella regione, che non aveva paura di niente e di nessuno, aveva definito “ladro e assassino” il ministro degli Interni locali e denunciato le violenze commesse dalle forze di sicurezza. Chi sarà il prossimo? Il terrore continua..