Etna inesorabile

Etna inesorabile

Di Giorgio Fornoni I boati si sentono a 20 kilometri di distanza e la colonna di fumo si vede ancora da più lontano. L’Etna si è nuovamente svegliato e, questa volta, sul serio. Giovedì 27 luglio sono sul piazzale del rifugio Sapienza a 1900 metri di quota. E’ una lotta contro il tempo e contro l’avanzare, lento ma inesorabile, del fiume di lava che fuoriesce dal cono, appena formato a quota 2550 metri. Ruspe e buldozer in incessante lavoro tentano di realizzare argini per deviare il corso della colata. Questo fiume infuocato che scende a una velocità tra i 5 e i 10 metri all’ora, travolge e cancella tutto ciò che trova sul suo passaggio. Sono le 9 di sera. La lava avanza sul piazzale e, dopo qualche ora, invade un capannone che ospita i mezzi spazzaneve della provincia. L’indomani, il sole sorge su un paesaggio da “day after”. Non ci sono più né il magazzino, né il parcheggio. Le ruspe hanno lavorato tutta la notte alla luce delle lampade fotoelettriche e ora tentano di creare altri argini. Si era temuto il peggio: che la lava, cioè, si “ingrottasse” più a monte e potesse aggredire alla spalle le strutture turistiche. Mi reco alla zona di partenza della funivia. Incontro il capo servizio che mi racconta: Se non ricordo male è iniziata il giorno 18 questa storia. Il mio collega mi ha telefonato che era qui, e proprio là si sono formate delle bocche effusive ed eruttive e han cominciato a buttare fuori del materiale e si vedeva la lava che piano piano veniva su. E verso le otto e mezza la lava aveva fatto un centinaio di metri: sembrava una sciocchezza, ma piano piano si è incanalata e lì c’era un canalone naturale nel quale si è riversata e prima del mezzogiorno ha preso la strada e si è incanalata nel vallone verso Nicolosi. Io mi chiamo Salvatore Galvagna, caposervizio della funivia, dell’ex funivia, disoccupato tra qualche giorno. Questo è l’Etna. E questa è la sua gente. Fa veramente paura, questa volta, la montagna. Con il suo rigurgitare lava dal profondo della terra. Ritorna la sera. Uomini e mezzi meccanici sempre al lavoro. La zona prende sempre più un aspetto irreale. Nelle ultime 24 ore, qui tutto è cambiato. Intanto le strutture resistono e, in cuor suo, la gente continua a sperare. Passano altri giorni. La lava non si è fermata. Nella notte ha inghiottito 4 piloni e la stazione di arrivo della funivia. L’Etna continua a dettare legge superando ipotesi e previsioni. La colata è inarrestabile. Questo serpentone di magma, alto a tratti dai 10 ai 15 metri, e largo qualche centinaio, non accenna a diminuire. Accompagnato da una guida e con 2 vulcanologi salgo con una jeep dal versante opposto e passo sotto la vetta dell’Etna, a quota 3300 metri. Da lì riscendo verso i 2700m, per vedere il cono del vulcano che erutta, implacabile, il flusso incandescente. Anche se lento, sta ormai aggredendo gli impianti e le strutture della zona del rifugio Sapienza. Forse non ho mai visto nella mia vita uno spettacolo tanto forte. E’ l’ora del tramonto. Si sta facendo buio. Boati più forti di cannonate…lingue di fuoco che salgono il cielo… esplosioni incessanti, getti di fumo. Ceneri e lapilli coprono il monte. Un odore di zolfo pervade la zona e, laggiù in fondo, Catania. Chissà per quanto tempo ancora, e quanto fuoco, l’Etna vorrà eruttare; certo è che proprio lì, l’uomo dimostra la sua impotenza. I miei due esperti accompagnatori spiegano: Ho studiato l’Etna per tutta la vita, oltre 40 anni, e quest’eruzione è veramente quella più imponente e la più atipica di tutte perché di solito le eruzioni si sviluppano dall’alto verso il basso e le bocche che si sono aperte prima in alto divengono inattive, mentre l’attività si sposta. Questa volta, invece, sono rimaste attive tutte le bocche. Non sappiamo perché abbiamo una situazione veramente nuova e soprattutto non c’è ricordo nell’attività storica, almeno quella dei 3 ultimi secoli, di eruzioni così. Io non sono Cassandra! No. La situazione generale è preoccupante semplicemente per il fatto che, avete visto benissimo, in questo momento il vulcano è pieno di lava. Avete visto che queste colate si dirigono sul rifugio Sapienza, passano il Sapienza e arrivano a 5 kilometri da Nicolosi. Questa zona è una zona piana e dunque le colate si espandono, si raffreddano e avanza molto molto lentamente. Dunque, nel caso di Nicolosi per ora non ci sono rischi. Torno a casa. La TV stamani dà notizia di un nuovo comportamento della bocca a quota 2550. L’emissione di lava è cessata, per far posto a una emissione di vapore e cenere. Il rifugio Sapienza per il momento è salvo, come era già successo nell’83. La vicina Nicolosi rimane in stato di allerta. In cuor loro gli abitanti e la gente delle pendici dell’Etna continuano a pregare e sperare. Gli anziani pregano i Santi, ma…durante l’eruzione del 1910 la lava è partita da questa zona e in 24 ore è arrivata quasi alle porte di Nicolosi. La gente di Nicolosi è stata parecchie volte costretta a fuggire. Io abito a Ragalna, un paesino qui sotto e la lava c’è stata l’ultima volta nel 1760. Diciamo sempre: “Anche questa volta ci è andata bene!”.