Kenya - Passione d'Africa

Kenya - Passione d'Africa

A detta degli Inglesi, che di tè se ne intendono, quello di Keri­cho è il migliore del mondo. Queste regolari coltivazioni a ter­razza furono create nel periodo coloniale, ma sono ancora oggi in piena efficienza e una delle risorse principali degli altopiani interni del Kenya, le cosiddette Highlands. La strada per la mis­sione passionista di Rakwaro, dove siamo diretti, si snoda tra questo paesaggio verde di colline, dove migliaia di persone sono impegnate nella raccolta delle preziose foglie del tè. E' un'ope­razione che va compiuta rapidamente e con mani esperte, e sono le donne le lavoratrici più apprezzate.

La regione di Kisii e Kisumu, nel quadrante sud-occidentale del Kenya, sulla sponda orientale del Lago Vittoria, è la meno cono­sciuta dai turisti, che preferiscono i circuiti dei safari nei parchi nazionali di questo splendido e grande paese, uno dei più rappresentativi dell'Est Africa. Ma la regione è anche il cuore della avventura passionista nel Kenya. Un'avventura iniziata nel 1971, dalle prime tre missioni di Rakwaro, Ulanda e Kadem, nel distretto di Kisii. Fedeli alla loro tradizione, maturata in Tan­zania in lunghi decenni di presenza passionista, i missionari che hanno portato la regola di San Paolo della Croce tra le verdi colline del Kenya hanno favorito la creazione di vaste aziende a­gricole attorno alle loro chiese.

A quasi trent'anni dal loro arrivo, i missionari passionisti del Kenya vedono ora diventare realtà il sogno preparato in anni di preparazione e silenzioso, tenace lavoro di apostolato. E si pre­parano alla fase cruciale, quella del passaggio del testimone ai passionisti locali. Dove la parola di Dio sarà recitata da sacerdoti a­fricani per i loro stessi fratelli africani.

La terra è fertile attorno alla missioni, ma è stato comunque necessario un duro lavoro per trasformare in moderne ed efficienti aziende agricole vaste estensioni di terra improdutti­va. I missionari hanno dovuto costruire canali per l'acqua e un ingegnoso sistema di piccole dighe per far prosperare le colture di canna da zucchero, mais, ananas e papaie.

A Macalder, a poche decine di chilometri dal lago Vittoria, c'è un'altra ricchezza nascosta nel terreno rosso della savana. E' l'oro, che viene però estratto con sistemi ancora rudimentali e al prezzo di un grave impatto ambientale per l'uso diffuso tra i cercatori del mercurio.

La vita della diocesi di Kisii è scandita dal calendario della attività pastorale. Le cerimonie collettive della Comunione e della Cresima diventano però anche autentiche feste sociali, l'occasione per vedere riunito nel nome di Cristo tutto il popolo della missione. E l'occasione è ancora più festosa quando a cele­brarla è un vescovo africano, come vediamo in queste immagini. E' la prova che la Chiesa del Kenya può ormai marciare autonoma e sicura sul cammino tracciato dai pionieri della fede sbarcati tanti anni fa in terra africana.

La visita del Papa,nell’agosto 1995 ha segnato una data sto­rica per le missioni passioniste del Kenya. Il Kenya era l'ultima tappa di un lungo viaggio intrapreso dal Santo Padre nei luoghi dove la parola di Cristo deve purtroppo scontrarsi spesso con la tragica attualità di guerre e scontri tribali. La Grande Madre A­frica, carica di cultura e di storia, ha una naturale vocazione religiosa, ma la parola del Vangelo è arrivata da meno di un se­colo e spesso insieme col trauma della colonizzazione europea. L'albero simbolicamente piantato dal Santo Padre in terra d'Afri­ca significa anche questo, sembra voler dire che la pianta della Verità e del Vangelo va piantata dalle radici, va coltivata e a­limentata di acqua e humus, in un patto di intesa e di riconci­liazione.

Nella diocesi di Kisii, come ovunque nelle altre missioni passio­niste africane, la scolarizzazione è considerata scelta primaria, premessa indispensabile per far crescere il livello sociale e mo­rale della popolazione. E la scuola è un settore particolarmente delicato e critico proprio in Kenya, dove il boom demografico ha fatto sì che metà della popolazione sia oggi composta da bambini e adolescenti sotto i vent'anni.

Durante la stagione delle piogge, le piste si trasformano in pan­tani impraticabili. E sembra di tornare indietro nel tempo, quan­do la scelta della missione era anche sinonimo di disagi, diffi­coltà, pericoli di ogni genere.

Il dispensario gestito dalle suore dell'Immacolata nella missione di Kadem è un piccolo ambulatorio con servizio di maternità e di­stribuzione di medicinali. Ma il generoso spirito delle suore e la continua emergenza sanitaria che travaglia la regione lo tra­sformano in realtà in un ospedale spesso sovraffollato, dove si cerca di intervenire come si può per curare le piaghe delle tante malattie tropicali, della lebbra, della nuova peste africana del­l'Aids.

La mensa di padre Gerardo Bottarelli, nella missione di Kadem, è sempre aperta. E' frequen­tata dai giovani della scuola e da tanta altra gente. La fame qui è una condizione con la quale si è abituati a convivere da sempre e un piatto pieno di cibo è un lusso che ben pochi, ancora oggi possono permettersi.

A Rongo, uno dei tanti villaggi della missione madre di Rakwaro, il parroco padre Francesco Morelli, sostenuto da gruppi missiona­ri, sta alleviando la sofferenza di tanti ragazzi colpiti dalla poliomielite e da tante altre terribili malattie invalidanti. In questo centro si ridà loro fiducia e speranza, insieme alle pro­tesi che consentiranno loro di condurre una vita quasi normale. Qui si prestano le prime cure ai ragazzi invalidi quando arrivano e si offre poi loro un alloggio e una casa comune fino a quando la terapia è completata.

In questa chiesa del South Nyanza, sulle sponde del lago Vitto­ria, ci scontriamo con un'altra tragica realtà dell'Africa. E' l'Africa delle guerre e degli scontri tribali. Questi profughi sono stati accolti da padre Morelli e hanno fatto della chiesa il loro rifugio. Fuggono dai dintorni, dove è riesplosa la rivalità antica tra le tribù dei Joluo, di origine nilotica e quella degli Abagusi, di ceppo bantu. L'odio tribale viene spesso, e questo caso non fa eccezione, strumentalizzato dai partiti politici che si contendono il governo dello stato.

Nella capanna dello stregone, punto di riferimento per le prati­che magiche ancora largamente diffuse, tutto è studiato con cura per colpire l'immaginazione. E' un trionfo di feticci, amuleti e oggetti che dovrebbero servire ad esaudire le aspettative e le richieste dei clienti. Molto spesso si viene qui per cercare di guarire da una malattia. Ma altre volte per colpire un rivale, o un nemico, con le pratiche della magia nera. Ed è questo soprat­tutto che i missionari vogliono combattere.

Tre decenni di presenza passionista in Kenya hanno lanciato anche qui il seme di una nuova coscienza cristiana della vita e dei valori. Oggi la Chiesa tradizionale sta per la­sciare il posto ad una realtà più giovane e nuova. E' la Terza Chiesa quella che sta nascendo in Africa e nel Terzo Mondo. Una Chiesa più povera, più spirituale, più evangelica. Una chiesa giovane e coraggiosa che sposterà il baricentro cristiano dall'Occidente al Grande Sud del mondo, Africa e America latina.

Sulle sponde del lago Vittoria, in questo povero villaggio di pe­scatori, uomini e donne ripetono con grande dignità i gesti anti­chi della preparazione alla pesca e della battuta notturna con le lampare. E' un'immagine antica e vitale della Grande Madre Africa che si affaccia oggi al nuovo millennio. E' l'Africa di sempre, ma anche l'Africa che sta cambiando, spesso tumultuosamente.

Il leader carismatico del Kenya, Jomo Kenyatta, il padre della giovane nazione nata nel 1963 dall'ex colonia inglese, inventò u­na parola che dovrebbe diventare il motto della nuova Africa. La parola è "Harambee". Significa "Uniamoci insieme nella libertà, per andare avanti nella fraternità e nell'unione". La nuova chie­sa africana può far propria questa magica parola. E i missionari Passionisti, venuti qui a indicare il cammino della vita cristia­na, saranno sempre in prima linea. Per definire i valori irrinun­ciabili attraverso i quali si difende la dignità dell'uomo.