Abbé Forgeot

 

Abbé Forgeot Una breve sintesi della sua vita. Perché si è fatto monaco benedettino? E’ entrato in monastero e si è fatto monaco per fuggire dal mondo o per trovare chi e che cosa? La mia vita non presenta molto interesse… Sono entrato in monastero quando avevo 20 anni, sessant’anni fa. La vocazione è un segreto di Dio: è Dio che sceglie, è Dio che chiama. Quando chiama dà in quel momento la forza e la grazia per rispondere alla sua chiamata. E’ lui con la sua grazia che mi ha condotto al monastero benedettino. La vocazione religiosa è sempre un mistero. Qual è la giornata tipo del monaco benedettino? Quali sono i punti principali della Regola di San Benedetto? I monaci seguono ancora oggi questa Regola? La giornata del monaco benedettino si riassume in tre punti: la preghiera, il lavoro e un periodo di riposo. La preghiera è il più importante: è l’ufficio divino che ci porta in chiesa sette volte durante la giornata, per cantare le lodi di Dio, per pregarlo, per tutti i bisogni del mondo, per la Chiesa. Abbiamo circa sei ore di preghiera , quattro o cinque ore di lavoro manuale o intellettuale, a secondo dei casi e il tempo del riposo. La notte si dorme, bisogna recuperare. I principali punti della regola di San Benedetto. In un capitolo della Regola San Benedetto spiega quello che ci si aspetta da chi vuole entrare in monastero. E’ prima di tutto qualcuno che cerchi Dio, che sia dedito all’obbedienza, all’ufficio divino e all’umiltà, alla vita semplice. Ed è soprattutto la ricerca di Dio la ragione d’essere del monastero. Dio cerca l’uomo, Dio cerca degli adoratori in spirito e in verità, ha detto Nostro Signore nel Vangelo. E il monaco, come anche ogni cristiano, deve rispondere a questa ricerca di Dio e sforzarsi lui stesso di andare all’incontro con Dio, con l’aiuto della Grazia perché l’uomo da solo non può niente, è chiaro. La Regola di San Benedetto è una regola molto discreta, è praticamente il Vangelo vissuto con la maggiore perfezione possibile. E’ per questo che San Benedetto ha dedicato un capitolo molto importante all’umiltà, all’ubbidienza, al silenzio. Al silenzio appunto, perché per cercare Dio ci vuole il silenzio, il silenzio interiore, il silenzio nel cuore. C’è un capitolo molto importante che è il 72esimo e che tratta dello zelo, del buon zelo che devono avere i monaci. San Benedetto fa praticamente il ritratto del monaco. Posso leggerglielo se vuole, ce l’ho qua… “Come c’è uno zelo di amarezza che è negativo, che separa da Dio e conduce all’inferno, d’altro canto c’è uno zelo buono che allontana i vizi e conduce a Dio e alla vita eterna. Che i monaci si esercitino quindi a questo zelo con un fervente amore, e cioè che si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore, che sopportino con grande pazienza le rispettive miserie fisiche e morali, che obbediscano gli uni agli altri, che nessuno cerchi il proprio vantaggio ma piuttosto ciò che giudica utile per gli altri. Che assolvano il debito della carità fraterna per amore, che abbiano timore di Dio, che amino il loro abate di un amore umile e sincero, che non antepongano assolutamente nulla a Gesù Cristo.” Si vede bene che c’è l’essenziale del Vangelo, come avrà notato alla fine, con la menzione dell’abate. L’abate è la chiave di volta del monastero, rappresenta il Cristo nel monastero, è lui che ha la responsabilità di tutto il funzionamento del monastero, ma soprattutto la responsabilità delle anime, che deve aiutare a camminare verso il cielo. Di norma tutti i monasteri benedettini, poiché ne portano il nome, rispettano la regola di San Benedetto, e vivono secondo quella Regola. Ci sono una ventina di congregazioni benedettine che si sono formate nel corso dei secoli sia per vicinanza che per similitudine di osservanza. E tutte queste congregazioni sono riunite in una confederazione che ha a capo un abate primate che risiede a Roma, a Sant’Anselmo. Cosa significa, perché mortificare i sensi se questi sono un dono di Dio? E’ vero, la nostra natura è un dono di Dio, ma non bisogna dimenticare che fin dall’inizio della storia dell’umanità c’è stato il peccato originale. I nostri progenitori hanno disubbidito a Dio che gli aveva proibito di mangiare di tale frutto nel Paradiso. L’hanno fatto perché hanno ubbidito alla voce del serpente che altro non era che il Diavolo e che diceva loro “se mangerete quel frutto sarete come degli Dei”. Sono stati affascinati, sedotti da questa promessa che era una bugia in realtà, e di conseguenza tutti gli uomini a venire, tutti i discendenti di Adamo ed Eva nascono con una natura peccatrice, con una natura indebolita. Noi non abbiamo peccato, non siamo stati noi a commettere questo peccato originale ma ne portiamo il peso. Ed è il battesimo che ci affranca e ci purifica del peccato originale, ma non toglie automaticamente tutte le conseguenze del peccato. E’ appunto la concupiscenza nel senso più largo del termine che assume tutta la nostra natura e che fa che siamo fragili. Ed è per questo che bisogna controllarsi, mortificare i sensi. Non è allo scopo di sottomettere la natura ma al contrario per liberarla da questo peso che gli impedisce di avanzare per il verso giusto. Il monaco vive in questo mondo ma non appartiene al mondo... Alla fine della sua lunga vita non le viene di pensare che non abbia vissuto i doni che il Signore le ha dato? No, non penso. Se fosse da rifare, rifarei tutto subito. Perché il Signore è fedele, e se siamo fedeli è perché lui ci porta ad essere fedeli, da soli non lo siamo, è la Grazia che fa tutto. Le ho detto prima: “il mondo è all’esterno, non è qui…” Cosa mi dice? Sì, è vero. Penso che nel monastero, con tutto l’equilibrio di vita che questo comporta, siamo soprattutto orientati verso Dio, siamo più vicini alla realtà che Dio vuole dal mondo. Il mondo attualmente, e lei lo sa per esperienza, è molto caotico perché appunto il mondo vive troppo spesso come se Dio non esistesse. E se si vive come se Dio non esistesse allora Dio ci dice: “Se voi volete essere i maestri allora siate i maestri”, e vediamo qual è il risultato: guerre, rivoluzioni… E penso che malgrado le apparenze il mondo reale si trovi più all’interno del monastero che all’esterno. In che modo si è evoluta la realtà della cosidetta “Socíetas Christiana”. I Benedettini si collocano in un’epoca in cui si attua la sintesi tra romanesimo, germanesimo e cristianesimo, quest’ultimo come collante e catalizzatore. In che modo oggi il cristianesimo promosso allora da San Benedetto può con il suo slancio parlare ed elaborare modelli in cui tutti si riconoscano? Mi parli di San Benedetto e delle radici cristiane dell’Europa. San Benedetto è vissuto tra il V e VI secolo. E’ nato nel 1480 e morto nel 1547. Era un’epoca piena di disordini e San Benedetto si è ritirato dal mondo semplicemente per cercare Dio. Ha vissuto 3 anni nella grotta di Subiaco, in solitudine, e in seguito i discepoli hanno iniziato ad avvicinarsi a lui. E poi ha fondato il monastero di Montecassino, ha composto la Regola, ma non per creare una nuova cultura, e neanche con il pensiero di convertire il mondo. Ma era la Regola per chi voleva cercare Dio. A poco a poco i monasteri si sono moltiplicati, specialmente grazie al monastero di Cluny, nel Medio Evo, che ha disseminato l’Europa di monasteri. C’erano centinaia di monasteri dipendenti da Cluny, ed è così che i monasteri hanno irradiato la società, hanno creato una nuova cultura, una cultura cristiana. Ma non pensando di creare questa cultura, ma con il pensiero rivolto alla propria vocazione, e cioè di cercare Dio. Il Papa Benedetto XVI è venuto in Francia nel 2008 e ha tenuto una conferenza notevole a Parigi, sul mondo della cultura, e sulla cultura cristiana. Gliene leggo un passaggio: “…bisogna riconoscere con molto realismo che la volontà dei monaci non era di creare una cultura nuova, né di conservare una cultura del passato. La loro motivazione era molto più semplice: il loro obiettivo era cercare Dio. In mezzo alla confusione di quei tempi, dove niente sembrava resistere, i monaci desideravano la cosa più importante: applicarsi a trovare ciò che ha valore e dura nel tempo, trovare la vita stessa”. La vita è il Cristo. “Erano alla ricerca di Dio. Dalle cose secondarie volevano passare alle realtà essenziali, a ciò che è importante e sicuro…”. E il Papa ha applicato questo discorso alla situazione attuale, parlava in Francia, ma non valeva unicamente per la Francia. Diceva che la situazione del mondo attuale assomiglia molto a quella che era al tempo di San Benedetto: “Le nostre città non sono più riempite di altari e immagini rappresentanti molteplici divinità, per molti Dio è diventato il grande sconosciuto. Malgrado tutto ciò, così come allora, quando dietro le numerose rappresentazioni degli dei era presente la questione del Dio sconosciuto, anche oggi l’attuale assenza di Dio ci interroga. “Querere Deum, cercare Dio e lasciarsi trovare da lui. Questo non è meno necessario oggi che in passato”. E qui il Papa fa un’osservazione severa, sulla situazione attuale. “Una cultura puramente positivista, che rinviasse nel mondo soggettivo come non scientifica la questione che riguarda Dio sarebbe la capitolazione della ragione, la rinuncia alle sue possibilità più elevate e quindi una sconfitta dell’umanesimo, le cui conseguenze non potrebbero essere che gravi. Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo, rimangono ancora oggi le fondamenta di qualsiasi cultura autentica”. E’ molto forte questo discorso, ed è perfettamente attuale. I Monaci del monte Athos adottano molti punti della Regola benedettina: annullare se stessi, mortificare i sensi, ora et labora. Cosa vi differenzia allora? E’ vero, la Regola di San Benedetto ha ispirato molti altri ordini religiosi. I monaci del monte Athos hanno effettivamente molte somiglianze con noi, e presentano anche molte differenze nel loro stile di vita, ma quello che ci separa da loro sono le questioni di fede e di appartenenza alla Chiesa. Non hanno la pienezza che c’è nella Chiesa cattolica, e in particolare non hanno il Papa. Non hanno questa successione apostolica e, dalla loro separazione dalla Chiesa, non hanno più i dogmi: l’Immacolata Concezione, l’infallibilità del Papa… Crede che un giorno sarete di nuovo tutti uniti….con il cristianesimo? Lo speriamo, lo speriamo, bisogna pregare per questo. Lo spera o ne ha la convinzione… Nostro Signore ha pregato per l’unità ed è quello che la Chiesa continua a fare. Non posso dirle se si realizzerà, né quando si realizzerà, ma bisogna avere la fiducia che si realizzerà, e bisogna lavorarci. Penso che si siano fatti molti avvicinamenti, che sono risultati efficaci. Gli ortodossi sono i cristiani più vicini alla Chiesa cattolica mentre con i protestanti ci sono molte più differenze. Gli ortodossi hanno i sacramenti come noi, ma quello che gli manca è appunto quest’unione con la Chiesa cattolica. Il monachesimo occidentale nasce con San Benedetto. Si può dire che questo monachesimo riassuma la precedente tradizione monastica orientale? San Benedetto si è molto ispirato alla tradizione antica, in particolare da Cassiano, Giovanni Cassiano e San Basilio e i padri del deserto. Ha raccolto l’essenziale, ma la cosa molto originale è che ha insistito molto sulla stabilità. La stabilità dei monaci: quando si entra in monastero è per rimanerci fino alla fine. Mentre prima di lui i monaci si muovevano molto, potevano cambiare monastero o cambiare tipo di vita… Adesso ha citato l’importanza della stabilità per San Benedetto, ma qual è la cosa più importante? E’ la ricerca di Dio, tutto è ordinato a questo fine e alla perfezione della vita cristiana. Diceva prima che la vita vera è quella all’interno del monastero, non quella all’esterno. Ma perché uno dovrebbe lasciare un mondo dove c’è tutto per entrare in un mondo che viene visto come “limitato”? Si crede questo, ma noi non siamo tanto limitati, perché appunto siamo aperti verso l’alto, verso il cielo. Mentre il mondo esterno è troppo spesso rinchiuso su se stesso, sul materialismo. Molte persone nel mondo non hanno quest’apertura verso il cielo, purtroppo. L’eremita, che aiuto può dare alla comunità cristiana? L’eremita è colui che vive solo, con Dio e per Dio, e può molto per il mondo attraverso la sua preghiera. C’è un Mistero che si chiama il Mistero della comunione dei santi, che fa sì che la Grazia si diffonda nella Chiesa, in un modo che non si può vedere ma sappiamo che esiste. Ed è la stessa cosa per un monastero, perché un monastero deve irradiarsi nel mondo, nella Chiesa. Papa Paolo VI una volta è salito sull’Aventino dalle suore camaldolesi e aveva detto loro: “…Dovete sapere che i muri della vostra recinzione sono di vetro, e i fedeli sanno se siete fedeli o no alla vostra vocazione. Se si è davvero fedeli allora il monastero si irradia”. Che aiuto può dare un monaco che vive rinchiuso tra le mura di un monastero alla comunità, ai propri fratelli che sono nel mondo, al prossimo? Non può essere una forma di egoismo ritirarsi in monastero? Si può pensarlo, ma non credo sia possibile, perché se qualcuno vuole entrare in monastero unicamente per avere una vita tranquilla rimarrebbe molto presto deluso. E i superiori si accorgerebbero molto presto che non è fatto per quella vita lì. Com’è possibile aiutare le persone deboli fuori? Sì è vero, il Papa Francesco parla spesso delle periferie: dice che bisogna andare nelle periferie, dalla gente che non crede, dove c’è la miseria. Quando ho sentito questo ho pensato: ma come possiamo noi andare nelle periferie, siamo attaccati al monastero, abbiamo fatto il voto di stabilità, abbiamo una vocazione. Ho trovato la risposta nel piccolo giornale di Suora Faustina. La conosce? E’ quella di cui Nostro Signore si è servito per diffondere la misericordia. Lei dice (è il Signore che le parla e le dice): “le anime scelte, le anime che hanno una vocazione, i religiosi, sono come delle luci che io semino nel mondo. E più sono fedeli, più si avvicinano alla santità e più questa luce va lontano”, e quindi nelle periferie appunto. Se non usciamo per aiutare le persone deboli è per una questione di vocazione. Non tutti possono fare tutto il bene che c’è da fare. Una persona che ha aiutato molto il suo prossimo è l’Abbé Pierre, lo conosce? Il modo di vivere di Abbé Pierre è vicino alla vita “materiale”, invece il monaco all’interno del monastero è lontano dalla vita materiale. Qual è la differenza? La differenza? E’ una questione di vocazione. Vede, il Signore non dà a tutti i mezzi necessari per fare il bene. Ma siamo certi che il ruolo apostolico della vita monastica è molto importante. E Santa Teresa del Bambino Gesù, che forse conosce, è stata nominata patrona delle missioni anche se ha semplicemente vissuto dieci anni nel suo monastero senza uscirne. Patrona delle missioni come san Francesco Saverio. Noi continuiamo a cercare Dio ma Dio non si fa trovare. Come possiamo trovarlo? Lei l’ha trovato? Dio, nessuno l’ha visto, è vero. E’ il Vangelo che lo dice, ma questo non vuol dire che sia assente. Abbiamo Nostro Signore Gesù Cristo, e non vediamo neppure lui, ma era molto più vicino, perché era veramente Dio e veramente uomo. E abbiamo le sue parole, abbiamo tutto quello che lui ha fatto, e abbiamo i Sacramenti che ci mettono in contatto diretto con lui, soprattutto la Messa. E Gesù stesso, quando l’apostolo Filippo gli ha chiesto: “mostraci il Padre”, gli ha risposto: “colui che mi vede, vede anche il Padre”. Il contatto con Gesù ci conduce a Dio, poiché lui stesso è Dio. Se ho trovato Dio? Lui lo sa meglio di me… Uno che ha fede ha ricevuto un dono, ma chi non ce l’ha? Cosa deve avere oltre la speranza? E’ vero, la Fede è un dono di Dio, nessuno può acquisirla da sé. Ma bisogna pregare per avere la Fede, bisogna chiedere la Fede. E’ il Padre de Foucault che diceva: “Dio se esistete fatemelo sapere”. E la Fede viene da… è un dono di Dio che ci è dato tramite vari intermediari, in particolare attraverso il Vangelo. San Paolo ci dice: “la Fede viene dall’udito”, perché si è sentito parlare della Fede… Gli evangelisti, gli apostoli, e adesso tutti i vescovi, tutta la gerarchia della Chiesa prolunga l’evangelizzazione degli apostoli e trasmette così il Vangelo. E la prima cosa effettivamente è sentire questa testimonianza della fede. Papa Benedetto XVI ha detto più volte: “Quando qualcuno ha la fortuna di conoscere il Cristo non ha altro desiderio se non quello di condividere questa felicità con quelli che non l’hanno”. La gente oggi riesce a credere solo a ciò che può toccare, vedere, sentire, insomma è materialista. Cosa e come cercare che ne valga la pena? E’ un errore dire che la gente crede solo a quello che vede o che tocca, perché la Fede stessa porta a delle realtà che non si vedono… Il mistero di Dio… Ed è certo che il mondo che è chiuso nel materialismo è poco aperto a queste realtà misteriose, a queste realtà invisibili, che sono però del tutto reali. Nel monastero la vita si svolge nel silenzio. Fa parte della Regola benedettina. Come vede il mondo che sta fuori? Non conosce molto il silenzio. Ci sono molte parole inutili, e molte parole sono anche nocive, sono cattive. Ci sono poche parole che sono veramente efficaci, utili per il bene, per il bene degli uomini. Ma tutti i mezzi di comunicazione attuali sono la rovina del silenzio. Non c’è più silenzio. E però l’uomo deve riuscire a entrare in se stesso per occuparsi delle cose che sono veramente essenziali. Ma come si vede bene, la gente nel mondo ha paura del silenzio perché teme quest’interiorità. C’è qualcuno che va a cercarlo nel deserto questo silenzio, sulla montagna… Qual è la differenza tra la montagna, il deserto e il monastero? Ci sono molte similitudini tra loro. Per esempio la montagna ci mette in contatto con Dio attraverso la Creazione che non è stata inquinata dal mondo, la Creazione tale e quale è uscita dalle mani di Dio. La montagna, il mare… tutte queste grande distese infinite ci avvicinano a Dio. Tutte le religioni credono che sia giusta la propria. Cosa ne pensa? E’ vero che ognuno crede di essere nella verità, totale, tuttavia c’è solo una religione che è quella vera. Nostro Signore Gesù Cristo l’ha istituito, ha costruito la sua Chiesa sulla pietra: “Sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno su di essa”. E ha affidato a Pietro il deposito della rivelazione, il quale gli ha assicurato che l’avrebbe custodito fedelmente. “Ho pregato per te, perché la tua Fede non vacilli”, ha detto Gesù. Ma è vero che tutte le persone che seguono le altre religioni, se sono sincere, credono anche loro di essere nella verità. Questo non impedisce che la Chiesa abbia il diritto e il dovere di annunciare il Vangelo, perché appunto la Chiesa ha la verità (nella sua sorgente primaria) come sua fonte sicura e deve farla conoscere. Non è per nulla una violazione delle coscienze altrui, ma è il desiderio di portargli una luce supplementare che non hanno. Vede, quando si pensa agli ebrei o ai musulmani, gli uni e gli altri credono in Dio, però c’è un solo Dio. Loro non hanno la nostra stessa conoscenza di Dio. Gli ebrei per esempio aspettano ancora il Messia - che è venuto, è il Cristo - mentre i musulmani non conoscono il figlio di Dio. Loro dicono “Dio è solo, è unico”, e non conoscono il mistero della santa Trinità, non conoscono il Dio di misericordia, il Dio d’amore. Ed è questo che bisognerebbe riuscire a far loro conoscere, e penso che non ci sia modo migliore per farlo se non dargli l’esempio di una vita fedele, generosa. Lei è nato in Francia, ha avuto la fortuna di nascere qua, ma se fosse stato tibetano, africano, arabo, la sua religione sarebbe stata diversa. Allora cosa pensa, che è stato più fortunato a nascere qua? Sì, senz’altro. Ma è anche vero che Dio da’ ad ognuno, che sia tibetano, o musulmano, da’ ad ognuno la grazia sufficiente per conoscerlo, e per salvarsi. Ma intende Gesù Cristo o Dio? Budda è nato prima di Gesù, 600 anni prima, allora il tibetano non ha la stessa fede di un cristiano?.... Budda non da’ la Fede come la conosciamo noi cattolici, sicuramente no. Non conosco molto bene la religione buddista, ma… Pensa che un giorno tutte le religioni si uniranno per qualcosa di più grande? No, non penso. Penso che tutte le religioni, tutti gli uomini vadano verso la Chiesa cattolica…senza saperlo. Qualcuno che segue la sua coscienza, che è fedele alla sua coscienza e alla sua religione, è già orientato verso il Cristo. San Pietro ci ha detto: “Non c’è altro nome sotto il cielo dal quale si possa essere salvato, c’è solo Cristo che ci può salvare”. E un buddista che è fedele e che agisce secondo la sua coscienza è implicitamente cristiano, di modo che è così bene orientato che se gli si parla del Cristo lui dirà “sì, è lui che voglio”. Penso che sicuramente ogni uomo ha un senso religioso, ogni uomo tende verso Dio, ma spesso senza saperlo, e spesso non per la via migliore. Penso che se il buon Dio ci fa la grazia di vederlo in cielo, si troveranno molte persone che non pensavano di essere fatte per questo. Perché quello che guarda Dio alla fine della nostra vita, è quello che i mistici ci dicono: “Al Crepuscolo della nostra vita è sull’amore che saremo giudicati”. E l’amore è presente nel cuore di ogni uomo, quale che sia la sua religione. Ma è certo che la Chiesa cattolica ci offre la pienezza dei mezzi per arrivare al Cielo. A volte si pensa: “ma perché Dio permette che ci sia la guerra, le malattie, la strage degli innocenti?” Il massacro degli innocenti continua ogni giorno… Ma perché lo permette? E’ il mistero del male… Dio ha creato l’uomo libero, e con la libertà ci da’ la possibilità di andare verso Dio, di amare Dio, non come schiavi ma in quanto amici. Ma ci lascia anche il potere di rifiutare l’amore, ed è da lì che può venire il male. Ma nella strage degli innocenti, si tratta di esseri molto piccoli, che non hanno la capacità di decidere… perché sono morti allora? Non è colpa loro ma è perché Erode era cattivo, è lui che ha ordinato il massacro degli innocenti. Ma perché si permette tutto questo? E’ il problema della libertà umana. E lo si può vedere questo mistero guardando il Cristo sulla croce. Il Cristo sulla croce è morto per tutto questo. E la morte di Cristo non è la morte di un uomo ordinario, di un uomo qualunque. E’ la morte del figlio di Dio. Cosa pensa dell’uomo che muore senza Dio? Chi muore senza Dio è un mistero, il mistero dell’ateismo. Qualcuno che muore senza Dio… prima di tutto nessuno può affermare che muore senza Dio, perché penso che fino all’ultimo momento Dio gli tenda la mano per portarlo con sé. Il problema dell’ateismo è un problema molto doloroso. E’ molto probabile che ci siano delle persone che veramente non credono, che si trovano in una notte totale… Bisogna pregare per queste persone. E le persone che muoiono in quel buio lì sono purtroppo spesso nella disperazione. La loro vita invece che salire verso Dio va verso un abisso senza fine. Ma anche lì non bisogna disperare perché succede la stessa cosa: si verrà giudicati sull’amore. Lei ama più Dio o gli uomini? La carità è unica. Si ama Dio per lui stesso, si amano gli uomini a causa di Dio. Perché Dio li ama. Perché se amiamo Dio noi vogliamo tutto quello che Dio vuole, sposiamo la volontà di Dio. La volontà di Dio è il bene degli uomini. San Giovanni ci dice: “Colui che non ama suo fratello non ama Dio, se non ama suo fratello che vede, non può amare Dio che non vede”. La virtù di carità è unica, ma con due comandamenti. Il primo comandamento “Amerai il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le tue forze”, e il secondo “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Pensa di aver trovato tutto della vita stando qui? E’ più facile trovare Dio e conservare la fede stando in un monastero? E’ certo che la vita nel monastero favorisce molto questa vita verso Dio, è la ragione d’essere del monastero. Siamo qui unicamente per questo, per cercare Dio. E quando si cerca Dio e lo si è trovato, allora si è trovato tutto. Lei ha cercato Dio nel silenzio di un monastero, ma non ha mai pensato di diventare eremita, in silenzio e da solo? No! E’ una questione di vocazione anche lì. Oggi, Lei cosa chiede oggi a Dio, dopo aver vissuto questa lunga vita e prega per l’aldilà? Chiedo la sua misericordia, perché penso che mi avvicino alla fine, e che avrò dei conti da rendere. E Dio è giudice, un giudice severamente giusto, ma anche misericordioso. Se non fosse misericordioso non sarebbe giusto. Perché sa bene di che materia ci ha fatto, e qual è la nostra debolezza, ed è per questo che dobbiamo avere grande fiducia nella sua misericordia. E’ questo che gli chiedo: la perseveranza e la sua misericordia. Da quanto tempo è qui nel monastero? Da 60 anni! 60 anni nello stesso monastero? A che età è entrato qui? A 20 anni! Ho ascoltato i monaci del Monte Athos che dicono che non è importante questa vita, è importante l’altra vita. Il Signore ha dato la sua vita, non si può dire la vita vera è l’altra vita… Egli ha dato ad ognuno la sua vocazione, e per me è il monastero dove si può trovare Dio. Poiché è lui che ci ha prescelto questo luogo vuol dire che è lì che vuole che noi stiamo, ed è lì che vuole comunicare con noi. La vocazione è sempre personale, propria per ognuno di noi. Ma la miglior vita è questa vita o l’altra? La miglior vita è quella che ognuno di noi ha, non bisogna fare paragoni. Per me la miglior vita è qui, per un monaco del monte Athos è sul monte Athos. Ma per lei la miglior vita è questa qui o quella dell’al di là? La vita quaggiù è solo per un periodo di tempo. La vita in pienezza ce l’avremo nell’al di là. Ma quale vita ha più valore: questa vita o quella nell’al di là? Questa vita terrena ha un grande valore perché prepara la vita nell’al di là. Ma se una persona non crede nella vita dell’al di là com’è possibile? Deve vivere questa vita qui… Deve vivere la sua vita, ma se vive la sua vita con fedeltà alla sua coscienza, con fedeltà nell’amore, allora scoprirà l’altra vita nel momento della sua morte. Anche se non lo sa. Qual è la sua missione ora? La mia missione è quella di essere monaco, semplicemente. Dopo quasi 34 anni in cui ho “diretto” il monastero sono tornato alla mia situazione precedente, sono tornato un monaco ordinario. E’ la vita che volevo quando sono entrato in monastero, perché non si entra in monastero per fare carriera, questo non esiste. E adesso mi ritrovo nella situazione alla quale ambivo fin dall’inizio. Cosa desidera per il mondo? Che conosca il Cristo. Stiamo arrivando alla fine dell’anno della fede, che è un grande dono che il Papa Benedetto XVI aveva fatto alla Chiesa. Il mio grande desiderio, e penso sia il desiderio di tutti i cristiani, è che il Cristo sia conosciuto, sia amato, e che l’umanità viva nella luce di Cristo. Ha detto lui stesso che è la luce del mondo, che è la via, la verità. E’ stando vicino a lui e seguendolo che l’umanità ritroverà un equilibrio e una felicità in terra, una felicità che purtroppo non è cosa fatta per adesso. Qual è il messaggio che vorrebbe dare ai giovani d’oggi, ai giovani che vivono una vita molto materiale? Per prima cosa che ascoltino il Papa. Il Papa Francesco è molto vicino ai giovani, ha un linguaggio che è molto forte. Che lo seguano, e che lo ascoltino, e soprattutto abbiano il coraggio di condurre la loro vita quaggiù. E questo coraggio lo troveranno ognuno seguendo la propria coscienza, rimanendo fedeli al proprio battesimo, e a tutto quello che il Signore ha già dato loro. E’ certo che l’avvenire dei giovani oggi non è molto piacevole, ma nello stesso tempo bisogna che i giovani siano coscienti che possono fare molto per rinnovare il mondo. E’ un po’ lo scopo delle giornate mondiali della gioventù. Ho visto che il Santo Padre ha dato degli orientamenti in vista delle giornate della gioventù a Cracovia. Ha detto che bisogna meditare sulla beatitudine dei poveri, la beatitudine dei puri di cuore. Tutte le religioni desiderano la pace, perché allora continuano ad esserci le guerre di religione? Sì è vero, è sempre la stessa cosa. Bisogna pensare che il diavolo esiste, e il diavolo è il nemico numero uno della pace. Il diavolo, come indica il suo nome, è il divisore, divide la gente, semina la divisione anche nei nostri cuori. E credo che tutti i disordini che ci sono attualmente, sia in Oriente che altrove, sono in gran parte dovuti al diavolo. Desidera dirci ancora qualcosa che non le abbiamo chiesto? Come ho già detto, vorrei che il mondo conoscesse Gesù, che il mondo seguisse Gesù, che lo amasse e si conformasse il più possibile agli insegnamenti del Vangelo. Nel Vangelo il Nostro Signore ci dice tutto quello che serve, non abbiamo bisogno di cercare altrove. Nostro Signore, ed è molto importante, quand’era sulla croce ci ha dato sua madre affinché fosse nostra madre. Abbiamo tutti bisogno di una madre, e la madre di Cristo è nostra madre. E’ la migliore che possiamo avere: è assieme maestra di vita che insegna, ma anche amica, madre e sorella maggiore che ci accompagna. E’ presente per incoraggiarci lungo il cammino del vangelo, ed è vicina a tutti gli uomini.