'Ndol Büs di Tacoi

'Ndol Büs di Tacoi

di Giorgio Fornoni

C’è una meraviglia segreta nascosta tra le montagne dell’alta Val Seriana. Per scoprirla, bisogna risalire le pendici settentrionali del monte Redondo, sopra Gromo, percorrere i vecchi sentieri dei cacciatori e dei pastori in cerca di erba magra per il bestiame all’alpeggio.

Oltre l’ultima fascia di bosco emerge dal verde il calcare della Cornalta, che disegna creste dentellate contro il cielo delle nostre valli. Cento anni fa, una scura grotta aperta sul costone della montagna era conosciuta come Büs di Tàcoi, la Tana dei Corvi. Nel corridoio d’ingresso si formava ogni stagione una grande riserva di ghiaccio, dove i montanari salivano a procurarsi blocchi di neve anche in piena estate. Intorno al 1908, qualcuno, più coraggioso o incosciente degli altri, si calò dentro quella voragine, aiutato da corde e candele. Cominciò allora una esplorazione continuata fino ai giorni nostri che ha fatto diventare il Büs di Tàcoi la grotta più profonda della Lombardia. Gli speleologi si sono fermati soltanto a 274 metri di profondità, rilevando 1200 metri di gallerie sotterranee. L’ingresso del Büs di Tàcoi consiste in un primo salto di 10 metri, che già mette alla prova le capacità tecniche di chi vuole scendere ancora più in basso. Questo immette in un grande salone a imbuto, con la base costituita dai resti di frane e crolli.

Le rocce della Cornalta somigliano ad una gigantesca torta di sedimenti calcarei disposti su tre strati, inclinati dalla spinta che 40 milioni di anni fa fece nascere le Alpi. L’acqua ha iniziato ad infiltrarsi goccia a goccia tra uno strato e l’altro, scorrendo poi in fiumi e cascate sotterraneee.

E’ nato così il mondo segreto scavato nelle radici delle montagne, saloni arricchiti di fantastiche concrezioni, labirinti e cunicoli, laghi che ancora oggi costituiscono preziose riserve d’acqua per le nostre valli. Nel 1972, per proteggere le concrezioni della grotta e per scoraggiare pericolose visite clandestine sul fondo della prima sala, all’ingresso del primo stretto cunicolo, è stata posta una inferriata di ferro chiusa da un lucchetto. (Per poterlo aprire, occorre prima registrarsi alla Pro Loco di Gromo).

E’ subito dietro quella grata che comincia l’avventura di un viaggio al centro della nostra terra. C’è un rito, caro agli speleologi, che precede qualsiasi discesa nel buio. E’ la preparazione delle lampade ad acetilene, caricate con acqua e carburo, la stessa tecnica usata dai vecchi minatori. Quella fiammella accesa sul casco evoca un passato di lavoro, di rischio e di fatica. La luce rischiara solo pochi metri di corridoi che si perdono nel buio, eppure costituisce una guida indispensabile per potersi avventurare sempre più avanti, sempre qualche metro più in là. Già negli anni ’50, si organizzavano spedizioni guidate da Rocco Zambelli, fino ai -189 metri del Lago Verde. L’esplorazione moderna del Büs di Tàcoi risale agli anni ’80, quando vennero introdotte le tecniche moderne di discesa su corda. Ad animarle è ancora oggi il gruppo speleologico “Valseriana Talpe”, che ha scoperto nuove diramazioni portando il record ai -274 metri del Lago Blu. E’ l’acqua l’artefice di tutte le meraviglie sotterranee.

La pioggia penetra nelle spaccature della roccia e scende sempre più in profondità, scavando, sciogliendo e allargando, in un tempo che si misura in decine, centinaia e migliaia di anni. L’acqua, cadendo lentamente, evapora e deposita sulle pareti sempre nuove e microscopiche particelle di calcare, oppure erompe frangendosi in mille schizzi. Ogni goccia, resa acida dall’anidride carbonica, si arricchisce del calcare che discioglie, lo ruba alla roccia e lo restituisce alla montagna creando le fantasie di drappi, festoni, cortine. Velo dopo velo, anno dopo anno, si formano le meravigliose incrostazioni e i ricami fantasmagorici appesi in alto delle stalattiti, o le colonne più tozze e arrotondate che salgono dal basso, le stalagmiti. Finchè un giorno si salderanno in colonne portanti e pilastri come nelle navate di una cattedrale. Il lungo percorso di discesa è scandito da passaggi caratteristici e formazioni che evocano figure che colpiscono l’immaginazione.

Sono il Posacenere, i Ventagli, le Canne d’Organo, le Vaschette, le tappe successive raggiunte da chi si addentra nel buio. Gran parte delle gallerie sono percorribili con la normale tecnica alpinistica, ma ci sono anche salti verticali dove ci si deve calare sulle corde con i discensori e cunicoli orizzontali molto stretti che mettono alla prova la determinazione di chi si avventura nel Büs di Tàcoi. Fino agli anni ’50, il Lago Verde era il punto più profondo raggiungibile. Un luogo ancora magico e carico di fascino. Negli anni ’80, l’esplorazione è proseguita, scoprendo un ramo attivo ancora percorso dall’acqua. Stretti meandri collegano pozzi dalle pareti lisce e levigate che hanno portato gli speleologi fino all’ancora più misterioso Lago Blu. L’andamento del fondo è stato esplorato anche con immersioni subacquee. Le speranze di un ulteriore proseguimento della grotta sono oggi affidate ai numerosi rami laterali che si sviluppano lungo il percorso. Pozzi e labirinti come quello del Sölér, che a un certo punto risale fino a tornare quasi in superficie.

Gli speleologi sono convinti che ci siano ancora tanti altri segreti, sotto le nostre montagne, un mondo ancora tutto da esplorare e scoprire, nuovi spazi per le nostre fantasie e i nostri sogni. E anche una riserva vitale di acque sotterranee e cristalline, un patrimonio di bellezza minerale e di magie che dobbiamo rispettare e proteggere.