ARDESIO PER ME

di Giorgio Fornoni

di Giorgio Fornoni Tanto ho viaggiato per il mondo, tanto ho visto in cose belle ma… sempre mi chiedo: esiste un luogo ideale dove stare? Esiste un Sangri-là la valle misteriosa e fantastica? Forse no; probabilmente no. Esiste di sicuro la forza del pensiero, dei ricordi, del cuore, dei sentimenti. Quando sono qui, dopo pochi giorni sono inquieto e… così parto, vado, corro lontano. E’ lì che posso continuare a sognare il paese… E’ bello sognare il proprio paese da lontano perché ti riporta ai ricordi, agli affetti e perché sono in assenza dell’ansia della quotidianità. Lì ci sono i miei avi, sono sepolti i miei genitori. Lì ho le mie amicizie, i miei affetti… le mie radici insomma. Lì, in alto ho costruito un rifugio e questo per me è come un porto, per me (per ognuno di noi) che sono destinato a navigare nel mare della vita. Stanco, so di trovare un faro che illuminerà il mio rientro. Lì so di poter trovare la mia gente, il mio paese, il Santuario dove mia madre si recava tutti i giorni a pregare e per me accendeva un cero. Il Monte Secco con la croce in vetta per renderlo ancora più alto e orlato di neve per molti mesi all’anno. La Valcanale che vista dalla “Masù”, pare una valle dolomitica e gareggia gelosa con il soleggiato Bani raccolto e riparato da un promontorio: luogo carico di storia per il beneamato personaggio illustre… “ol pret di Ba”. Ludrigno che mi riporta gli anni della gioventù quando facevo il garzone di bottega alla cooperativa e tutti i giorni distribuivo alle famiglie il pane. Di frequente spingevo su su per quella dura salita una pesante bici carica di mezzo quintale di farina sul davanti e dietro una damigiana di vino di 62 kg. Però d’inverno, tutte quelle famiglie mi dicevano di fermarmi un momento per scaldarmi alla loro stufa… e così anche la famiglia del “Romolo”, che anno dopo anno vedevo crescere fino a 10 figli e vicino alla stufa mi ritrovavo: punte, fasce, lenzuolini e braghette ad asciugare. E Piazzolo con la sua gente, l’Isacco che mi parlava dei suoi trascorsi in guerra e mi ripeteva “…èdèt ol guaio a i mia stodiat?” (vedi il guaio a non avere studiato?). Ave ormai solo carica di ricordi perché anche il “Genoara” se ne è andato in Paradiso. Ecco perché tornerò sempre al mio paese, ecco perché noi, gente di montagna, abbiamo radici tanto profonde. Ora prego il Signore che i giovani sappiano, con forza e coraggio, prendere il testimone della vita e rendere questo nostro paese migliore e preservarlo dalle brutture che invadono sempre di più le nostre valli. Ci sono delle regole non scritte nella vita di ognuno. Di sicuro quel che conta è di lasciarsi trasportare dai sogni, dagli ideali e dai sentimenti, perché sono quelli infine che contano, gli unici per cui valga la pena di vivere.