LA RUSSIA PATTUMIERA NUCLEARE DEL MONDO?

di Giorgio Fornoni I volontari di Greenpeace manifestano di fronte alla stampa internazionale. Davanti a dei campioni di terreno contaminato chiedono un referendum popolare per bloccare la proposta del Ministero dell’ Industria Atomica. Questo Ministero vuole liberalizzare l’importazione di scorie e rifiuti radioattivi dal resto del mondo. Se cio’ avvenisse la Russia si trasformerebbe nella pattumiera nucleare mondiale. “Siamo venuti alla Duma per protestare contro il progetto del Minatom perchè vuole cambiare la legge in Russia e permettere l’importazione di scorie dall’estero.” dice Igor Forontov, responsabile Greenpeace di Mosca. Queste manifestazioni nascono e spariscono nel giro di 15 minuti…appena la polizia se ne accorge intima 2 minuti per sgombrare, pena l’arresto immediato…ma ormai il risultato e’ raggiunto. A 300 Km da Mosca abita Aleksej V. Jablokov, delegato alle Nazioni Unite per i problemi atomici e consigliere personale dell’ex presidente Eltsin, in intervista mi dice: “20 miliari di dollari! Questa è la cifra che la Russia potrebbe incassare se prendesse sul suo territorio i rifiuti e le scorie provenienti dal combustibile atomico usato nel resto del mondo! Il nostro ministero per l’Atomica, che si chiama Minatom, e che è uno Stato nello Stato, con una sua aviazione e le sue città, è disposto a tutto per portare a termine questo progetto! Pensi che aveva messo a disposizione milioni di dollari per corrompere i deputati, e sappiamo che alcuni di loro hanno intascato parecchio per votare contro la legge a difesa dell’ambiente, approvata nel ’91. L’articolo 50 di quella legge dice: E’ vietato introdurre in Russia scorie o rifiuti radioattivi provenienti da altri Paesi per la conservazione o l’interramento.” Ma dove andranno a finire le scorie mondiali? “Giù, negli Urali, a Mayak! Mayak è uno dei più grandi depositi di scorie nucleari, e poi ci sono le fabbriche che riprocessano le scorie atomiche che provengono dalle centrali, dai reattori di ricerca, e dall’intera flotta atomica.” dice Vladislav Larin, giornalista scientifico russo. Mayak una citta’ che non e’ segnata nemmeno sulle carte geografiche! E la’ c’e’ uno dei piu’ grandi cimiteri radioattivi. E’ li’ che siamo andati attraversando sotto la neve l’immensa foresta che la nasconde alla vista…superando anche l’ultimo cartello che a me, straniero, ne impediva l’accesso. Mayak e’ da 50 anni un centro militare atomico. Pertanto inaccessibile. Uno di quei luoghi che i russi chiamano “citta’ chiuse”, e dove gli stessi abitanti vivono in relegazione forzata… Nonostante i divieti e l’assoluta mancanza dei permessi richiesti , ma mai ottenuti, abbiamo cercato di avvicinarci a Mayak. Cartelli e fili spinati intimano di tornare indietro. Facciamo comunque qualche tentativo con le guardie all’ingresso. Il delegato di Greenpeace, accompagnato da una sociologa che vive all’interno del centro, tenta di ottenere almeno un incontro con il direttore. Niente da fare. I permessi, ci rispondono, devono arrivare da Mosca. “Vivo qui dalla nascita e la mia sorte è legata in modo inscindibile a Mayak. Mia nonna era un ingegnere chimico che ha contribuito a costruire la città. E’ venuta qui nel 1946 ed è morta nel 1964 per un linfoma. Mio padre è stato portato qui con la forza. Nell’83 si è ammalato di cancro, l’hanno operato a Mosca ma nonostante ciò nell’85 è morto. Bisogna dire che io mi sono abbastanza abituata a questa situazione tragica anche perchè tutte le famiglie hanno le stesse storie da raccontare perchè provano queste tragedie. Per noi è diventata abitudine e ciò è molto triste. La città è abbastanza grande, la popolazione di 90.000 abitanti di cui 14.000 lavorano direttamente nella pomayak. Il fatto che la città sia chiusa è di per sè tremendo. Quando eravamo piccoli e uscivamo dalla città, papà e mamma ci dicevano di non dire da dove venivamo altrimenti il KGB li avrebbe portati via e noi non li avremmo più rivisti. Da allora molto è cambiato ma ugualmente non possono venire da me parenti e amici senza essere sottoposti ad una speciale procedura che naturalmente nessuno passa. Sono dirigente inoltre di una organizzazione sociale e non mi è concesso invitare partner che potrebbero essermi utili per il lavoro. La città è ai primi posti in Russia per consumi di stupefacenti; ci sono testimonianze provanti che la droga viene venduta addirittura sui posti di lavoro. Gli abitanti di Mayak fingono di non vedere tutti questi pericoli, per sè e per i propri figli per non perdere il posto di lavoro. Certamente le città chiuse sono un crimine contro l’uomo e contro i diritti dell’uomo.” dice Nadezhda la sociologa che vive in Mayak. Ho recuperato immagini girate clandestinamente da un operatore russo di Greenpeace, e sono l’unico documento esistente sull’interno di Mayak, dove vivono 90 mila civili. Gli operai lavorano senza nessuna protezione: i reattori nucleari sono una scoria radioattiva micidiale, e li stanno smontando e maneggiando con un equipaggiamento a dir poco, rudimentale. Questa gente e’ destinata a vivere e morire qui. Lavorano dentro a fabbriche che sono bombe atomiche a tempo, sospese sul resto del mondo. Occorreranno 240.000 anni perche’ decada il potenziale radioattivo del plutonio accumulato in questi depositi, che e’ paragonabile a 12.000 bombe sganciate su Hiroshima. “A Mayak è in costruzione un deposito dove verranno conservate 50 tonnellate di plutonio, estratto dalle testate nucleari russe. La costruzione del deposito è finanziata e controllata dagli americani. E’ un impianto gigantesco di cui non si conosce ne’ la data di ultimazione ne’ tantomeno quella di entrata in funzione.” dice ancora il giornalista Larin. “Quando da noi durante la guerra fredda costruivano sommergibili nessuno pensava che prima o poi si sarebbero dovuti smantellare. Lo scopo era solo quello di costruirne il maggior numero possibile.” dice Jablokov. Decine di sommergibili nucleari stanno li’, abbandonati nelle rade segrete dell’Artico e del Pacifico, gia’ trasformati in rottami contaminati che non si sa piu’ come neutralizzare. Quale puo’ essere la soluzione? “Abbiamo 35 sottomarini a Murmansk dai quali non si può togliere il combustibile nucleare per vari problemi tecnici; nelle regioni orientali invece ce ne sono alcuni sulla riva del mare, e fisicamente non possono essere portati via perché sono troppo arrugginiti e contaminati, per cui bisognerebbe costruire un deposito intorno.” risponde Jablokov. L’accordo internazionale ha previsto la demolizione di 160 sottomarini atomici con capitali americani e norvegesi, poiche’ questi due paesi sono i piu’ esposti alla contaminazione dell’Artico. I lavori pero’ vanno troppo adagio perche’ la burocrazia russa rallenta tutto, e secondo stime attendibili, ogni anno, vengono recuperati i reattori nucleari di solamente due sommergibili: di questo passo ci vorranno quasi 80 anni. A quel punto sara’ impossibile perfino avvicinarsi alle lamiere arrugginite e contaminate. Il 13 agosto, un giorno prima dell’incidente al Kursk, avevamo incontrato a S.Pietroburgo l’ex ispettore della flotta di Murmansk. “La situazione è davvero precaria, mancano i pezzi di ricambio, mancano i soldi per la manutenzione, la vita di bordo è presa alla leggera, il personale non è addestrato, basta un’avaria o una casualità e diventa tragedia”. L’ ispettore per la sicurezza nucleare, denuncia da anni il pericolo al quale la Russia sottopone il mondo con la sua antiquata flotta militare. I sottomarini atomici giganti di classe Typhoon erano un tempo l’orgoglio della marina sovietica. Ma la recente tragedia del Kursk, affondato nel mare di Barents con i suoi 118 marinai, ha mostrato l’incapacita’ di governare queste catastrofi galleggianti. In seguito a queste denunce Alexander Nikitin ha passato 10 mesi in prigione prima che la Corte Suprema russa lo assolvesse. L’ex comandante riconferma in questa intervista le sue accuse. “In questo momento ci sono 150 sottomarini con il combustibile radioattivo dentro ai reattori. Questi sottomarini non sono più un’arma da guerra, ma una minaccia per il mondo intero. Per quel che riguarda Mayak... è il luogo più contaminato di tutta la Russia, non si possono portare altre scorie lì!” Una volta estratto il reattore, che costituisce il cuore di un sottomarino atomico, viene messo in un apposito contenitore a prova di radiazioni. Il carico viene poi trasferito su uno speciale vagone ferroviario che lo trasportera’ dalle coste del mare di Barents alla citta’ chiusa di Mayak. Il treno compie un viaggio di 4000 km che attraversa mezza Russia, dall’Artico agli Urali. Non ci sono orari, non ci sono testimoni. Tutto si svolge nel massimo segreto. Il convoglio arrivera’ poi su particolari binari tra le betulle e il silenzio della foresta fino alle porte di Mayak. “In questo momento siamo in attesa del treno per il trasporto di scorie proveniente da Murmansk; dovrebbe passare proprio su questi binari, ma vederlo sarà difficile perchè probabilmente giungerà di notte.” dice Gossman, responsabile Greenpeace di Celiabinsk, zona Mayak. Il riciclaggio e la riconversione delle scorie radioattive, sono operazioni estremamente costose che i russi non sono in grado di sostenere. Quello che in realta’ avviene e’ dunque un crescente accumulo di scorie non trattate, che finiscono poi nei depositi di destinazione finale a Mayak…e a questo punto, tutto e’ top secret. “Un modo di trattare le scorie in Russia è quello di versarle direttamente nelle acque. Negli anni ‘60, un’estate, durante un periodo di secca il lago Karachaj si è ritirato parzialmente, lasciando tutto intorno a sè della melma altamente radioattiva che dopo essersi seccata è stata portata dal vento e dispersa nel raggio di vari chilometri, contaminando così enormi territori.” dice Igor Forontov, responsabile Greenpeace di Mosca. Il lago Karachai sorge all’interno del complesso militare chiuso di Mayak. Il danno ormai e’ fatto, il lago e’ morto. Tutto quello che si puo’ fare oggi e’ calare sul fondo questi blocchi di cemento per evitare che nel periodo di secca il vento risollevi la polvere contaminata di 76 milioni di metri cubi di liquidi versati dal ’49 al ’52. Ancora oggi le melme del lago Karachai sono altamente radioattive: rilasciano 600 roentgen, una dose capace di uccidere una persona in un’ ora. “Le mucche qui non si potrebbero tenere... e invece guardale là. Qui crescono i funghi, la frutta... e la gente sa che sono contaminati ma se li mangia lo stesso, cosa deve fare... Una volta qui la gente non poteva viverci, ma adesso non c’è più nessun controllo. Uno deve difendersi da solo.” dice un contadino. “Qui c’è la situazione più disastrosa del pianeta. Come fai a scappare... Le radiazioni arrivano dall’alto e ci piovono addosso..” parla Gossman, Greenpeace di Celiabinsk, zona Mayak. A 40 km da Mayak c’e’ il villaggio piu’ contaminato del pianeta… e’ la cittadina di Muslyumovo. Nel fiume Techa entrano gli scarichi nucleari di Mayak e l’acqua e’ talmente avvelenata dalle radiazioni che il pesce e’ scomparso, gli animali non possono abbeverarsi e non ci si puo’ nemmeno avvicinare agli argini. I tecnici avevano chiuso l’accesso al fiume con chilometri di filo spinato. Oggi tutto e’ abbandonato e senza protezione. Eppure i pascolo sono verdi, le mucche sono lasciate libere di pascolare e tutto, apparentemente, sembra tornato normale…Ma il pericolo, come hanno dimostrato i nostri strumenti, non e’ affatto scomparso. Attraverso le ultime costruzioni di Muslyumovo, abbandonate e cadenti, scendo con un tecnico di Greenpeace, verso il letto del fiume Techa. Con un contatore Geiger, vogliamo verificare il livello di radioattivita’ rilasciato dal terreno bagnato dalle acque del fiume. Il livello massimo di micro-roentgen consentito dalle convenzioni internazionali e’ di 0.17. Il nostro rilevatore Geiger supera i 6.00, quaranta volte la soglia di sicurezza…Ripetiamo le misure di quel pericolo invisibile e mortale, i livelli sono sempre piu’ alti. Tocchiamo i 6.28… Gia’ negli anni ’50, all’epoca della massima contaminazione ambientale provocata dall’industria militare sovietica installata a Mayak, il governo aveva promesso che avrebbe bonificato la zona. Entro 30 anni, dicevano, l’acqua sarebbe stata di nuovo potabile. Non e’ avvenuto nulla di tutto questo. L’unica indennita’ riconosciuta oggi agli abitanti di Muslyumovo sono 7 dollari a testa mensili. Che non bastano nemmeno a comprare le medicine per combattere la “morte bianca”. Questa gente e’ poco piu’ che analfabeta ma ha imparato bene parole difficili come microcurie, cesio, plutoni, raggi gamma e beta. La radioattivita’, hanno imparato, non ha odore ne’ gusto, e’ invisibile. Eppure uccide.