L'arcipelago della morte

g 35 gulag 4

L'arcipelago della morte

di Giorgio Fornoni Un viaggio attraverso le isole dei gulag, accompagnato dal racconto di uno dei più grandi intellettuali russi viventi, se non il più grande: Gregory Pomeranc. Su una collina della taiga, al limite orientale dell’immensa pianura siberiana c’è il cimitero della Kolima. Non ci sono croci a identificare i caduti. Solo migliaia di paletti conficcati nel terreno gelato, un numero graffiato sul fondo di una scatoletta di latta. Costruzioni in legno e pietra stanno lentamente marcendo a Butigichak, nella regione delle miniere di oro di Kolima. Ovunque si vedono brandelli di vestiti e di scarpe di gomma, le uniche testimonianze rimaste del passaggio di migliaia di disperati… torrette di legno e ancora strade, ponti, ferrovie. - Le isole Solovki abitate dal 16° secolo da monaci sono una manciata di isolette affioranti dalle acque del Mar Bianco. Nel 1920, sul territorio dell’ex grande monastero venne creato un campo di concentramento, divenne nel 1923 il primo lager a destinazione speciale… Una guida particolare, ci accompagna tra monasteri e luoghi della memoria. - Presentazione di Solgenitsin con immagini storiche. - In uno dei suoi romanzi, Solgenitsin parla di una giovane bella ragazza incontrata a Karagandà, un campo di lavoro del Kazakistan, è ancora viva e l’abbiamo trovata. - Dai campi di deportazione del Kazakistan sono passati ceceni, polacchi, ebrei, ucraini, georgiani, estoni. Anche italiani, finiti qui dopo la deportazione di Kerch sul Mar Nero. - Il più freddo, lontano e solitario dei lager sovietici era Vorkutà, nell’estremo nord siberiano, 160 km. oltre il Circolo Polare Artico. Ci siamo arrivati in pieno inverno sfidando una tempesta di neve e temperature di meno 40 gradi. Le tombe più antiche sono sepolte sotto un metro di neve e le indicano semplici pali di legno. In tutto il filmato ci sono testimonianze di sopravvissuti che danno vita ad un paesaggio di morte.